Calvi, Jacopo Alessandro: lettera autografa firmata

Prezzo: disponibile a richiesta
Autore: Calvi, Jacopo Alessandro
Titolo: Lettera autografa firmata
Data: 1807

Calvi, Jacopo Alessandro: interessante perizia autografa firmata di una pagina relativa ad un quadro del celebre Guido Reni (26,5 x 22 cm): Bologna 6 ottobre 1807. Ai margini nota autografa firmata di Calvi per ricevuto pagamento: 14 ottobre 1807. Ricevo da Franco Melloni uno scudo per giudizio del quadro di Guido Reni. Autografo raro.

(…) Attesto io Sottoscritto che il quadro alto piedi… largo piedi… misura di Parigi, posseduto dalli Signori Fratelli Zambeccari, e rappresentante San Rocco che fa elemosina a poveri, con quantità di bellissime figure, è dipinto di mano di Guido Reni, e ricavato da una tavola dello stesso argomento dipinta da Annibale Carracci di cui Guido era discepolo, la quale Tavola esiste nella Reale Galleria di Dresda. Questo fatto di Guido si può considerare come il bozzetto originale di tale opera, essendo stato ricevuto dallo stesso Annibale Carracci, e si conserva in buonissimo stato; è di più citato nel libro della Felsina Pittura tomo secondo, pagina otto ed è certamente una vera e pregevole dipintura. Questo è quanto asserire posso, secondo la mia cognizione, pratica e coscienza. (…)

Jacopo Alessandro Calvi, conosciuto anche come il Sordino, studiò dal 1752 nell’Accademia del Nudo di Bologna. Influenzato da Giampietro Zanotti e dalla pittura della tradizione bolognese, dal 1756 al 1762 frequentò i corsi del Varotti nella Pontificia Accademia Clementina di Bologna, dove egli stesso insegnò pittura dal 1773 al 1804 quando, mutata dal Regno d’Italia in Accademia nazionale, fu suo socio onorario. Negli Atti dell’Accademia Clementina possiamo seguire la presenza assidua del Calvi come maestro di figura e come conoscitore di pittura antica: questo ruolo assume un particolare significato quando, nel corso degli anni, all’Accademia si impone la responsabilità di tutelare il patrimonio artistico e di raccogliere i dipinti delle chiese e dei conventi che erano stati soppressi.

Il quadro di Guido Reni a cui Calvi si riferisce nella perizia, si ispira ad uno dei dipinti più importanti per la storia del classicismo seicentesco: San Rocco, commissionato ad Annibale Carracci nel 1588 dalla Confraternita di S. Rocco per la chiesa di San Prospero in Reggio Emilia; l’opera fu eseguita verso il 1595, poco prima che Carracci si trasferisse a Roma. Nel 1661 il grande dipinto fu trasportato nella raccolta Ducale di Modena e dal 1746 si trova preso la Galleria Reale di Dresda. L’esemplare in esame, attribuito dal Calvi a Guido Reni, presenta una importante variante rispetto all’originale, costituita dai due vecchi visibili a destra contro un pilastro; ciò ha fatto successivamente ipotizzare che l’opera derivasse da un disegno preparatorio poi leggermente modificato da Annibale Carracci. Guido Reni aderì all’Accademia degli Incamminati, scuola di pittura fondata dai fratelli Carracci nel 1582 col nome di Accademia dei Desiderosi (il nome fu cambiato nel 1590) e qui ebbe modo di mostrare il suo talento: il Malvasia riferisce l’aneddoto del suggerimento dato da Annibale a Ludovico Carracci, di non gl’insegnar tanto a costui, che un giorno ne saprà più di tutti noi. Non vedi tu come non mai contento, egli cerca cose nuove? Raccordati, Lodovico, che costui un giorno ti vuol far sospirare.

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