Capogrossi, Giuseppe: lettera autografa firmata

Prezzo: euro 95
Autore: Capogrossi, Giuseppe
Titolo: lettera autografa
Data: 1938

Capogrossi, Giuseppe: lettera autografa di quattro pagine (18 x 14 cm) scritta da Costanza Capogrossi, moglie del pittore; in fine sei righe autografe firmate di Giuseppe Capogrossi. La lettera è indirizzata alla pittrice Marisa Mori, allieva di Casorati, esponente del Futurismo da cui si distaccò dopo la promulgazione delle leggi razziali nel 1938. Senza data ma anni Quaranta.

La quadriennale è sempre frequentata e i premi ancora non sono stati assegnati. Spero di vederti presto e di poter parlare con te. Ti abbraccio e ti faccio  anche i saluti di Capogrossi che mi ha parlato di te con molta simpatia (…) Giuseppe Capogrossi aggiunge queste righe alla lettera della moglie: Grazie del suo cortese pensiero e del suo amichevole interessamento per noi. Mi creda con i migliori auguri per la Pasqua (…)

Capogrossi espone a Milano nel 1933, con Cavalli e Cagli, come Gruppo dei nuovi pittori romani. In ottobre i tre decidono di stilare il Manifesto del Primordialismo Plastico, ma successivamente scioglieranno il sodalizio. Nel 1935 a Roma alla II Quadriennale presenta alcune opere. La critica lo riconosce tra i protagonisti del rinnovamento della pittura romana. Nel 1937 figura in tre mostre internazionali: a Pittsburgh, New York e Berlino. Esporrà per diversi anni alla Biennale di Venezia e alla Quadriennale di Roma. Dal 1947 soggiorna ripetutamente in Austria, dove disegna cataste di legna, che gli suggeriscono forme sempre più geometrizzate. Negli anni del dopoguerra le sue ricerche sul segno lo affermeranno come uno dei maggiori esponenti dell’informale in campo internazionale. Nel 1948 alla XXIV Biennale di Venezia presenta opere frutto della nuova fase neocubista. Nel 1950 a Roma, con grande scandalo della critica, esordisce con la nuova produzione astratta. Nel 1960 espone alla II Biennale Internazionale di Tokyo. Nel 1964 dichiara di essere in una fase più avanzata del figurativo, in cui le forme naturali non sono più imitate ma assimilate.

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