Cinti, Italo: Manoscritto autografo

Prezzo: euro 230
Autore: Cinti, Italo
Titolo: Pittura di Campigli
Data: 1942

Cinti, Italo: Nota sulla pittura di Campigli. Manoscritto autografo firmato di 3 pagine (31 x 21 cm.) pubblicato sulla rivista “Il Setaccio” nel 1942. Diverse cancellature, riscritture e correzioni introducono varianti tra il testo a stampa e quello manoscritto.

(…) Il gusto pittorico di Campigli è orientato a darci il fascino dei muri antichi, da cui galleggiano coma da verticali, fermi specchi d’acqua, forme corrose di affreschi, di quelli riscoperti dopo secolari sepolture, confinanti con calcine grattate, le quali hanno anch’esse misteri di patine. E ci vuole una sottile sensibilità cromatica per far vivere gl’intonachi, farci sentire le loro bruniture, un affondato calore di soli tramontati, di stagioni remote (…) Campigli supera nondimeno quella limitazione, poiché ne fa oggetto di poesia, la quale va sempre al di là del fatto; ma è, beninteso, una poesia di ricordi appena udibili, consumati nella memoria, costretta in ogni modo da quei confini, di cui, per così dire, allarga il cerchio a guisa di una eco che faccia udire due o più volte un suono o peraltro ripeta un suono (…) Nella pittura di Campigli, tranne un apparire, un muto affiorare, non vi è azione. Siamo nel regno di una sorta di mineralogia, la cui preziosità ci stupisce, eppure non ci domina. In una parola manca il dramma. Non il dramma, s’intende, dell’autore; bensì il dramma nelle figure rappresentate, quel legamento, si vuol intendere, di convivenza accettata ed offerta, quel rapporto di dialogo, quella comunicazione e amicizia o inimicizia di anime che non può effettuarsi, è necessario poi dichiarare, senza l’uso approfondito e cosciente dell’elemento psicologico (…)

Italo Cinti fu uno degli animatori del gruppo futurista bolognese, insieme a Athos Casarini, Angelo Caviglioni, Giovanni Korompay, Tato, e a tutti gli altri che trasformarono la città più passatista d’Italia – come Marinetti definiva Bologna – in quella meglio disposta ad accettare la veemenza intellettuale del movimento. Cinti, nato nel 1898 a Copparo, in provincia di Ferrara, approdò a Bologna per seguire i corsi di Figura, Architettura e Scenografia all’Accademia di Belle Arti. Qui trovò un clima culturale ancora preda di nostalgie ottocentiste. Le uniche novità venivano dalle avanguardie, cioè dai futuristi locali, e da alcune figure appartate come Carlo Corsi e Giorgio Morandi, che seguivano una linea di ricerca tutta loro. Diplomatosi all’Accademia nel 1921, Cinti aderì in modo convinto al movimento futurista e decise di stabilirsi a Bologna definitivamente. Fu lui a trasformare il “Setaccio”, la rivista della Gioventù del Littorio bolognese, in un giornalino più intelligente e aperto alle nuove poetiche post-fasciste, radunando intorno a sé tra il 1942 e il 1943 un gruppo di giovanissimi, tra cui Pasolini, Fabio Mauri e Fabio Luca Cavazza. Del futurismo, a Italo Cinti interessava soprattutto lo slancio lirico e spiritualista. Quest’ultimo elemento emerge soprattutto nella ripresa del paesaggio di natura, che il futurismo voleva abolire in nome della preminenza della civiltà urbana e industriale. Nel secondo dopoguerra, Cinti continuò la sua rielaborazione personale delle avanguardie del Novecento seguendo una vena astrattista (con un occhio a Balla e a Prampolini) e surrealista, con opere impalpabili, intrise di una poetica che si rifaceva ai giovanili furori futuristi soltanto in certi dettagli compositivi. I suoi dipinti e disegni sono oggi conservati, tra l’altro, presso la collezione d’arte moderna del Vaticano, la Galleria Comunale d’Arte Moderna di Bologna, la raccolta della Fondazione Lercaro e la collezione del Comune di Copparo. Cinti non era solo un fine pittore. Ha svolto anche e soprattutto l’attività di critico ed esperto di pittura moderna e contemporanea, tenendo conferenze in tutta Italia e scrivendo per “Il Resto del Carlino” e “L’Avvenire d’Italia”.

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