De Pisis, Filippo: lettera autografa firmata

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Autore: De Pisis, Filippo
Titolo: Lettera autografa firmata
Data: 1917

De Pisis, Filippo: lettera autografa firmata di una pagina su carta intestata ( 20,5 x 13,5 cm). Ferrara 8. X. 1917. De Pisis scrive a Piero Delfino Pesce.

(…) Carissimo Signore, le sarò molto grato se vorrà pubblicare sulla sua Gazzetta questo articolo senza tagli, e rimandarmi nel caso in cui non possa pubblicare il manoscritto e anche gli altri che le ò mandato e non videro la luce. (…) Ricevo sempre l’Humanitas, e ne ammiro buoni articoli. Ella ha anche a Ferrara lettori e ammiratori (…)

Piero delfino Pesce fu il fondatore della rivista pugliese Humanitas, che ebbe vita dal 1911 al 1924. Humanitas fu uno dei tentativi più riusciti nel panorama nazionale di sprovincializzare la cultura italiana, facendo conoscere il meglio del dibattito che si svolgeva negli e sugli altri paesi, attraverso collaborazioni di prestigio. La rivista non soltanto contribuì efficacemente a «sprovincializzare» certi ambienti meridionali, ma soprattutto affrontò alcuni essenziali temi-chiave, dagli equivoci della politica protezionistica alla battaglia contro la privatizzazione dell’acqua, alla piaga dell’analfabetismo: dunque aspetti diversi, ma sempre legati al progetto di costruire un sistema finalmente democratico, repubblicano, capace di dar vita a concrete autonomie locali. Non è tutto, perché uno degli aspetti più originali di Humanitas chiama in causa le capacità di Piero Delfino Pesce di lasciare piena libertà a collaboratori che venivano da esperienze decisamente diverse. D’altra parte, basta scorgere i nomi dei molti che scrissero sulla rivista o che la lessero per comprenderne l’importanza: Eugenio Chiesa, Napoleone Colajanni, Alfonso Leonetti, Anton Giulio Bragaglia. E tra i lettori: Malatesta e Mussolini, conosciuti personalmente da Pesce, Antonio Gramsci e il fratello del futuro duce, Arnaldo Mussolini. Pesce diresse Humanitas con passione assoluta, dilapidando nell’impresa buona parte delle sue sostanze (tanto da paragonarla a un’esigente amante). Fu proprio su questo sentimento che infierì il fascismo per impedirne le pubblicazioni. La fine della rivista si ebbe nel dicembre 1924, con la distruzione della tipografia da parte degli squadristi, particolarmente irritati dal fatto che la pubblicazione, dopo il delitto Matteotti, aveva accentuato in modo sempre più esplicito e combattivo la propria posizione politica, anche perché in quel frangente Pesce aveva ritenuto imminente la fine del fascismo.

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