Licini, Osvaldo: cartolina autografa firmata

Prezzo: disponibile a richiesta
Autore: Licini, Osvaldo
Titolo: Lettera autografa firmata

Licini, Osvaldo: cartolina autografa firmata raffigurante una veduta di Montegiorgio (10 x14,5) indirizzata all’amico Manlio Marinelli: Auguri e saluti cordiali. Annullo Postale.

Sono diventato un angelo abbastanza ribelle, con la coda, e qualche volta mi diverto a morderla questa coda. Osvaldo Licini nasce a Monte Vidon Corrado, nelle Marche, il 22 marzo 1894. La sua formazione comincia nel 1908 con l’ingresso nell’Accademia di Belle Arti di Bologna dove conosce Giorgio Morandi, Mario Bacchelli, Giacomo Vespignani e Severo Pozzati. Il suo interesse si concentra subito sulle avanguardie francesi. Partito volontario nel 1915, in seguito a una grave ferita, viene congedato e nel 1916 si reca a Parigi dove la famiglia abitava fin dal 1902. Qui, il 18 maggio del 1917, assiste alla celebre prima di “Parade” al Teatro dello Châtelet, sostenendo con giovanile entusiasmo l’opera di Picasso e Cocteau da lui conosciuti al Cafè de la Rotonde, insieme a Kisling, Zborowski e Modigliani. Di quest’ultimo divenne particolarmente amico, discutendo spesso delle avanguardie che si stavano allora affermando. Nella capitale francese espone a tre Salons d’Automne e a tre Salons des Indipéndants, nonché a una mostra di pittori italiani a Parigi organizzata da Mario Tozzi. Dopo aver partecipato con tre opere a una mostra del Novecento Italiano, con la pittrice svedese Nanny Hellstrom, sposata nel 1925, torna in Italia ritirandosi nel piccolo paese marchigiano di Monte Vidon Corrado. Qui visse come un eremita fino alla morte. Nel 1934 viene fondato, presso la Galleria del Milione, il gruppo degli astrattisti italiani composto da Licini, Fontana, Reggiani, Soldati, Veronesi, Melotti e Ghiringhelli. La loro uscita pubblica coincide, nel marzo del 1935, con la “prima mostra collettiva di arte astratta italiana” nello studio di Casorati e Paolucci a Torino. Per Licini, che in novembre si reca a Parigi dove conosce tra gli altri Kandinsky, Magnelli, Herbin e Kupka, risulta fondamentale la lettura di Kn il libro di Carlo Belli, ispiratore, sostenitore e teorico del primo astrattismo italiano. Dopo la Seconda Guerra mondiale, l’artista riappare a Venezia, nel 1948, per la XXIV Biennale. Nella XXV edizione, espone le famose nove Amalasunte dipinte nell’eremo di Monte Vidon Corrado, il paese del quale nel frattempo era divenuto sindaco. Il successo ormai crescente della sua arte è suggellato dalla presentazione da parte di Apollonio della personale alla XXIX Biennale del 1958.

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