Moreni, Mattia: lettera autografa firmata

Prezzo: disponibile a richiesta
Autore: Moreni, Mattia
Titolo: Lettera autografa firmata
Data: 1962

Moreni, Mattia: lettera autografa firmata di una pagina (30 x 21 cm) indirizzata a Nani Tedeschi: Agosto 1962:

(…) La ringrazio molto per la sua lettera. Ho purtroppo e fortunatamente un contratto esclusivo. Vedrò qui nel mese di settembre (alla fine) il rappresentante italiano. Cercherò di avere per lei una tempera su carta messa su tela e che sostituirò con un’altra (quando ne farò) che le regalerò, sempre che ce ne siano ancora, altrimenti nel prossimo inverno chiederò, se mi sarà concesso, ma penso di si. P.S: le difficoltà stanno nel fatto – che ho sempre circa un anno di ritardo nella consegna di quanto devo – cosa vuole è difficile (…)

Dopo un periodo torinese durante il quale si accosta a certo espressionismo e dopo una adesione al postcubismo, Mattia Moreni entra a far parte del “Gruppo degli Otto” (insieme ad Afro Basaldella, Renato Birolli, Antonio Corpora, Ennio Morlotti, Giuseppe Santomaso, Giulio Turcato ed Emilio Vedova) che, sotto l’egida di Lionello Venturi, intende superare la spaccatura avvenuta nel 1950 tra realisti e astrattisti con il termine dell’esperienza del “Fronte nuovo delle arti”. Moreni è tra i primi a recepire la novità delle tematiche informali, nel 1956 partecipa alla Biennale di Venezia, con Francesco Arcangeli che lo aveva premiato alla seconda edizione del Premio Spoleto del 1954 e che tenta di assimilarlo alla sua teorizzazione di una linea ultimo-naturalista: dal romanticismo all’informale. Moreni si distacca ben presto dalle potenziali riproposizioni di un naturalismo di vecchio stampo insite in questa intuizione critica e si dedica a sconvolgimenti della materia che lasciano intendere tragici e oscuri destini umani. Si trasferisce a Parigi dove conosce Michel Tapié ed espone alla Galerie Rive Droite con i maggiori esponenti dell’Informale. Dai primi anni Sessanta inizia a inserire nelle sue opere segni di riferimento oggettuali che aprono, dal 1964, al ciclo delle “angurie”: un massiccio e terragno frutto estivo destinato ironicamente ad assumere le più varie configurazioni e a trasformarsi via via in massa informe, in liquame e in sesso femminile.

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