Sironi, Mario: lettera autografa

Prezzo: disponibile a richiesta
Autore: Sironi, Mario
Titolo: lettera autografa
Data: 1926

Sironi, Mario: lettera autografa firmata di 6 pagine (23 x 14,5 cm.) su carta intestata “Il Popolo d’Italia”. Senza data ma 1926 circa. Fori di archiviazione senza lacune nel testo. Intensa e stizzita lettera che Sironi scrive al critico d’arte Giuseppe Gorgerino, amico del pittore ed autore di alcuni testi critici su Sironi, a proposito della sua partecipazione alla mostra colletiva del Novecento Italiano, organizzata a Zurigo nel 1927. Esplicite le allusioni alla veneziana Margherita Sarfatti colpevole, secondo Sironi, che del comitato direttivo del movimento Novecento fondato dalla Sarfatti entra a far parte nel 1925, di monopolizzare la gestione della mostra senza rispettare la volontà dell’artista in merito alle sue opere. Autografo non comune.

(…) Ho bisogno di un grande favore (…) Ho ricevuto due giorni fa spedito da Milano via Plutarco 4 (anche qui c’è un trucco perché la nostra di Venezia mi ha scritto da un pezzo a Roma e ora non si sa perché spedisce in via Plutarco – evidentemente per i soliti giochi di mano) le lettera che ti invio in copia di data 26 ottobre. Da questa lettera ho saputo ora che ci sarà una mostra a Zurigo. Prima di ora non ho avuto inviti, richiesta alcuna di adesione ecc. Sempre dalla lettera vengo a sapere che Barbarona da quel maledetto imbecille che è ha fatto il solito gioco sinistro di mandare miei lavori in vece mia. Ora io naturalmente non voglio esporre in queste condizioni. (…) I lavori che manda …. sono vecchi (…) tra essi e me di oggi c’è di mezzo una grande produzione che ha cambiato del tutto la fisionomia della mia pittura. E’ probabile che per amore della bottega Barbaroux io dopo anni di silenzio e di angustie dalla mostre me ne vada con lavori non scelti (…) in una mostra a Zurigo dove sono conosciuto e in altri tempi sarei stimato? Inutile che ti dica che questi insulti alla mia volontà e al mio giudizio mi mettono in uno stato d’animo di tale esasperazione e di tale apprensione che non si può immaginare di peggio. Ho fatto un’azione con Venezia ma quella gente sono i proprietari dell’arte italiana e se ne fregano (…) Ti prego perciò di andare da quel deficiente di Barbaroux e di fargli capire che le sue opinioni sono rivoltanti e indegne e a parte quello che un onest’uomo e un uomo d’arte può pensare del suo modo di comportarsi egli (…) Egli vuole proprio rompere con me. Faccia pure. Ma non c’è una ragione per agire come un mascalzone e un (…) ritiri dunque le opere mie dalla mostra (…) Ma ci vuole un tipo in gamba che gli parli, uno che lo conosca, che conosca me e che abbia quell’altezza di intelligenza dell’arte che appunto manca in questa faccenda nella quale si agisce piuttosto da mercanti di maiali e di formaggi (…)

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