Aleardi, Aleardo: Fotografia originale con dedica autografa

Prezzo: euro 200
Autore: Aleardi, Aleardo
Titolo: Fotografia firmata
Data: 1870

Aleradi, Aleardo: Fotografia originale vintage formato carte de visite (9 x 6 cm.) applicata su cartoncino senza alcuna indicazione del fotografo. Sul cartoncino, sotto la fotografia, la dedica autografa firmata di Aleardi: Al suo Pavan Aleardo Aleardi.  1870 circa. Rara.

Aleardo Aleardi, nato Gaetano Maria Aleardi (Verona, 14 novembre 1812 – Verona, 17 luglio 1878). Dopo aver studiato legge all’Università di Padova insieme con gli amici Giovanni Prati e Arnaldo Fusinato, ritornò a Verona, interessandosi di poesia e di critica d’arte. Tra i suoi primi componimenti vi sono Il matrimonio (1842), un’esaltazione delle nozze come espressione di civiltà, e l’Arnalda di Roca, del 1844, poemetto storico che ha protagonista una giovane donna che muore difendendo il proprio onore. Il primo successo è raggiunto nel 1846 con le due Lettere a Maria, in versi sciolti, nel quale il poeta si rivolge a un’amica proponendole un amore platonico: è un’occasione per manifestare la sua fede nell’immortalità dell’anima. Assiduo frequentatore del salotto della contessa Anna Serego Gozzadini Alighieri, ne corteggiò la figlia Nina, dedicandole numerose composizioni poetiche.

Ai moti risorgimentali del 1848, fu inviato a Parigi da Manin a chiedervi aiuti per la ricostituita Repubblica Veneta. Fu arrestato nel 1852 e rinchiuso per qualche mese nella fortezza di Mantova. L’Aleardi diede il meglio di sé rielaborando alcuni canti e pubblicando nel 1856 sia Il Monte Circello, che comprende un componimento famoso sulla vicenda di Corradino di Svevia, a lungo presente nelle antologie scolastiche, che Le antiche città marinare e commerciali, e nel 1857 le Prime storie, con immagini ispirate a vicende bibliche. La pubblicazione dei Canti patrii fu invece rinviata a causa dell’arresto, avvenuto nel giugno del 1859, e della detenzione nel castello di Josephstadt, in Boemia, in conseguenza della guerra austro-franco-piemontese. Liberato alla fine della guerra, si stabilì a Brescia, pubblicando gli ultimi versi, tutti d’ispirazione politica: I sette soldati del 1861, il Canto politico del 1862 e I fuochi sull’Appennino del 1864, anno in cui si trasferisce a Firenze per tenervi all’Istituto d’Arte la cattedra di estetica. Già deputato, fu nominato senatore nel 1873.

Spesso accostato al Prati per il comune languore sentimentale, ma a quello subordinato, la fortuna dell’Aleardi declinò alla fine dell’Ottocento per ottenere qualche riconoscimento dal Croce che ne rilevò la sincerità di poeta e ne fece un precursore del Pascoli, e dal De Lollis, che vide in lui il poeta della transizione romantica, incerto tra classicismo e realismo.

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