Arfelli, Dante: Dieci lettere autografe

Autore: Arfelli, Dante
Titolo: Lettere autografe
Data: 1952 - 1955

Arfelli, Dante: 10 interessanti ed intense lettere, sette delle quali autografe firmate e due dattiloscritte firmate, indirizzate fra il gennaio 1952 e l’ottobre 1955 a Massimo Franciosa, all’epoca redattore della Fiera Letteraria: 16 densissime pagine di formato diverso. Tutte le missive sono di contenuto letterario. Apparentemente inedite.

Cesenatico, 10 gennaio 1952: (…) Mi è piaciuta la tua fine: come giovane fra i giovani. Certe volte mi sento mancare la terra sotto i piedi …” E’ inutile ripetere quanto hai detto. Solo volevo dirti questo: grazie da me, come lettore e scrittore, per queste parole chiare e soprattutto coraggiose. Ogni tanto ci vogliono, se no si ha l’impressione che tutti i nostri problemi siano messi a dormire in soffitta (…) Una pagina autografa: 23 x 14,5

Cesenatico 23 aprile 1953: (…) Vedo anche che ti è piaciuto il paese, peccato che era una giornata invernale, col sole è molto più bello. Lo riconosco, sebbene a volte me ne importa poco. (…) Mi dispiace di non poterti offrire ospitalità, perché, come hai visto, ho lo spazio strettamente indispensabile per viverci. (…) In questi giorni è a Roma la mia agente (di Rizzoli) americana. Io la vedrò a Milano. Non so se ti interessa, ad ogni modo il nome e l’indirizzo sono questi e se tu avessi bisogno potresti andarci a nome mio (…) Però non dirlo ad altri, se no si precipitano a romperle le scatole. (…) Salutami Campanile e Indro (…) Una pagina autografa: 22 x 14 cm.

Cesenatico 9 gennaio 1954: La mia posizione è particolarmente strana. Il fatto è che la critica di fronte a me si è mostrata incerta; una ragione è nella sostanza dei libri, che toccavano problemi e cose che per verità di patria non si vogliono mettere alla luce del sole (fattore politico) mentre all’estero questo diventava elemento positivo. (…) In secondo luogo io non mi presentavo come letterato e intinto di arte; ciò che dà molto fastidio ai nostri critici; terzo, ho avuto contro tutti gli ermetici smorti e elzeviristi, legati fra loro a doppio filo, Bo – Cecchi – De Robertis – Montale – Vittorini – ecc.; quarto, i milanesi che tengono a far gruppo, non mi hanno sentito molto in odore di santità. Io spero di farcela. (…) Però, curiosa questa avversione verso Berto, in parte Pratolini … proprio i più originali. Curiosa questa lotta contro la letteratura definita realistica, che sempre più va prendendo il carattere di romana; contro una letteratura più letterata del nord. (…) Vorrei finire un lavoro breve, per riprendere il romanzo che avevo iniziato, più ampio. Certo, se la pagina fosse venuta un anno fa, chi sa che non m’avesse dato la spinta della quale si ha sempre bisogno. Queste cose vogliono dire, influiscono sul morale. E il morale per me è tutto. (…) 2 pagine autografe: 21,5 x 14,5 cm.

Cesenatico 5 febbraio 1954: (…) Ho dei racconti, ma non ho piacere di pubblicarli, almeno per il momento. Anzi, a dirtela in confidenza, avrei avuto un altro editore che me li pubblicava subito (…) e non ho accettato. Prima voglio averne parecchi e fare la scelta. (…) Quanto a romanzi, ci sto lavorando proprio adesso, dopo un lungo periodo di incertezza e svogliatezza.  (…) Io poi sono così poco letterato, scrivo se proprio è il libro che mi scrive. Quando non scrivo penso che tutta la nostra romanzeria sia inutile. E che oggi la faccenda di scrivere un buon libro, sia complicata.  (…) Fiuto la crisi dell’invenzione, del personaggio inventato. (…) Una pagina dattiloscritta: 23 x 14 cm.

Cesenatico 27 marzo 1954: (…) Abbiamo visto che la letteratura è sempre una conseguenza del tempo, ed è naturale, rispecchiando fatti uomini e cose del tempo in cui l’autore vive. Ora i problemi che sono cascati sulle nostre spalle sono grossi, troppo grossi. C’è stato un momento iniziale dopo la guerra, in cui tutti eravamo puri, in cui eravamo pieni di speranze, in mezzo alle rovine. Le rovine ci davano la speranza che avremmo potuto finalmente costruire una vita nuova, una Italia, un mondo addirittura senza i mali di prima che pensavamo caduti e morti anche loro fra le rovine dei vecchi palazzi. (…) Appunto siamo ricorsi agli stranieri perché non volevamo più barriere e non ci volevamo più vergognare di ammettere che altri fossero più avanti e più intelligenti di noi. (…) Io, più di tutto, rimasi sorpreso quando vidi che quello che avevo detto in Italia era quello che dicevano gli altri fuori. (…) Poi è venuta la sfiducia, la lotta per le posizioni, poi tutto è stato rifatto come prima, e noi siamo stati tagliati fuori dal gioco, appartati, delusi, scontenti. (…) poi ci siamo divisi in rossi bianchi neri gialli verdi. E anche in letteratura ci sono due modi di vedere e concepire l’arte. (…) Ora i libri chi li legge? Una letteratura senza lettori è morta. E quando ci sono i lettori? (…) I lettori ci sono quando ci sono dei motivi ideali, basta anche uno, che sia in un dato momento in fondo a tutti, nelle aspirazioni di tutti. (…) Allora ecco che se uno legge, legge perché un libro è stato strombazzato attraverso uno scandalo. E uno si mette apposta a scrivere un libro scandalistico. (…) Gli altri, quelli che credono che basta metterci dentro assassini, merde, pidocchi, farabutti, fiche rotte e culi rotti, si illudono. Queste cose non fanno più né caldo né freddo (…) E’ vero sono passati tre anni in cui sono stato zitto, in cui sentivo appunto questa difficoltà e necessità. Lentamente, giorno dietro giorno, mi sono fatto strada, ho cercato nuove direzioni. Il romanzo che ho scritto questo inverno e che termino ora, è breve, ma sarà il frutto di queste ricerche. (…) Io per conto mio son sorretto dall’impegno che mi pare ognuno di noi abbia preso con se stesso di fronte ai morti, alle bombe, ai deportati, agli impiccati di quei tristi tempi nei quali siamo cresciuti, l’impegno di cercare di far sì che questo non succeda più. Ma un certo giorno saremo soli a ricordarlo, o sarò solo? (…) Due pagine dattiloscritte: 28 x 22 cm.

1 giugno 1954: (…) Sapevo che eri in ballo per lo Strega (…) PAROLA che voterò per te, mi auguro anche nella seconda scheda. (…) Quanto a Moretti, lui è via e tornerà verso il 5. Appena torna, se è in tempo, lo blocco e – rimanga inter nos – posso per l’80 per cento prometterti il suo voto. Montesanto pure dovrebbe votare per te, Prisco, ecc. Si tratta di formare un gruppo, visto che si va per gruppi e non per nomi. E poi ti conosciamo, possiamo darti una cambiale in bianco (…) Una pagina autografa: 23 x 14 cm.

Cesenatico 13 giugno 1954: (…) Moretti è tornato ieri, gli ho parlato ieri sera, ma dice che non ha avuto la scheda: forse perché non ha mai votato, e i Bellonci, sapendolo, non gliel’hanno mandata. Peccato, sarei riuscito forse a farlo votare (…) Una pagina autografa: 23 x 14 cm.

30 ottobre 1954: (…) Il catalogo con le riproduzioni mi fa ancor più dispiacere di non essere a Roma in questi giorni. Sono anche particolarmente contento per aver visto il porto di Cesenatico agli onori del catalogo (lo ha mandato anche al mio amico Primo Casali (…)? E a Marino Moretti? Una pagina autografa su cartolina postale: 15 x 10,5 cm.

Cesenatico 1 aprile 1955: (…) Ad ogni modo quel libro ormai è lontano da me; appartiene a un periodo ben definito e già concluso: ormai i libri del neorealismo (quei pochi che si sono salvati), come i film, sono da retrospettiva, da storia della letteratura. I tempi cambiano rapidamente, noi stessi che siamo giovani facciamo fatica a tenerci dietro, la letteratura ne risente, e noi restiamo incerti, sbandati. Il neorealismo è ormai finito. (…) E ci vorrà ancora qualche anno per capire perché è finito (ma lo possiamo già dire). Il guaio è che non si è andati avanti. Non è stata una moda, è stato un momento storico che doveva sfociare in un altro. Il secondo momento invece di esser stato positivo è negativo. Stanchezza, sfiducia, scetticismo, questo è il secondo momento, quello che attraversiamo. Nell’aria c’è qualcosa che incombe, di tetro, di pesante, e noi che siamo un po’ gli uomini-radar lo avvertiamo. (…) E intanto mentre stiamo fermi e silenziosi, ritornano i vecchi cavalli, ritornano le vecchie idee, vecchi modi, vecchie concezioni, rivestiti alla meglio con abiti nuovi pseudomoderni. (…) Io credo che ormai la parabola del romanzo stia concludendosi. E’ stato così anche per la poesia, arrivata all’estremo con l’ermetismo, oltre il quale c’era la pagina vuota, come c’è infatti. Chi dice che noi non siamo gli ultimi scrittori? (…) Penso che siamo alla fine del romanzo con trama – personaggio tipo ottocento. L’esperienza realistica americana ha fracassato il romanzo. Oltre Hemingway, Fitzgerald ecc. c’è il vuoto, come c’è oltre l’ermetismo. La pagina stessa si è dissolta, frantumata. E la pagina di prosa, compatta, annoia, non prende più nessuno. E’ certo anche un problema di stile, di tecnica. (…) Siamo incerti, e che si dovrebbe dire e fare, quando sappiamo che ogni tre minuti c’è una squadriglia di bombardieri coi motori accesi e le bombe atomiche agganciate, pronti a partire? Quelli gridano più di noi. Il resto è tutto uno scherzo. (…) Ma a che vale il compromesso? Preferisco tacere; non ho più l’entusiasmo di prima, so che non sono io solo, ma io sono così perché lo sono gli altri. (…) E mi rendo conto anche che è inutile farsi un nome, conta poco. Il libro-autore ha ceduto il posto al libro-soggetto. (…) Bé, basta. Parliamo di Moretti al quale ho accennato all’iniziativa della Fiera. Veramente se lo merita, è uno che ha lavorato sodo e sul concreto varie volte. (…) Dice che come materiale inedito, pezzi critici, fotografie, se ne può occupare lui stesso. (…) Entro aprile uscirà la prima raccolta di novelle morettiane, rivedute, presso Vallecchi (…) 4 pagine autografe: 22 x 14 cm.

Cesenatico 15 ottobre: (…) Vedi i pittori come dicono: dopo Picasso che ha portato le esperienze agli estremi, ha sconquassato tutto, a noi che rimane fare? Così potremo dire noi. Dopo gli Hemingwai, i Faulkner e mettiamoci pure i Pavese e i Berto, per quanto ci riguarda, che cosa fare? (…) Tu dici che anche la letteratura è un valore per se stesso. Mi pare un rifugio più che altro quando lo si arriva a dire in questo modo. No, la letteratura vive per il pubblico, non per se stessa. (…) D’accordo, la strada dei “Gettoni” è sbagliata, conduce dritto fino alla prosa d’arte, come fu l’esperienza di Pavese. Il romanzo deve essere più impuro, misto al fango, oltre che ai soli fiori (…) Ma quando vai al dunque, a tirare fuori trame e ambienti e personaggi, le teorie cadono e rimane la nostra scarsa esperienza di scrittori italiani legati a un paese, a una città, rimane intorno ad un tempo e gente che vuole solo distrarsi. Se noi portiamo la letteratura su questo piano di distrazione, narrazione solo, saremo fregati dalle riviste, dal cinema, della televisione domani. (…) Il teatro di prosa e di lirica, la poesia, generi che per secoli sono stati alla base della vita culturale dei popoli, non sono andati a farsi friggere? (…) Due pagine autografe: 22 x 14 cm.

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