Belli, Giuseppe Gioachino: lettera autografa firmata

Prezzo: disponibile a richiesta
Autore: Belli, Giuseppe Gioachino
Titolo: Lettera autografa firmata
Data: 1820

Belli, Giuseppe Gioachino: interessante lettera autografa firmata (27 x19,5 cm) di quattro pagine indirizzata alla contessa Teresa Neroni: 21 settembre 1820. Belli scrive alla amabilissima amica, informandosi sulla salute della madre e del marito di lei e soffermandosi soprattutto sui due figli, la cui educazione e crescita è tanto cara al poeta, rimasto orfano giovanissimo. In quegli anni erano iniziati i lunghi viaggi estivi di Belli soprattutto per l’Italia centrale e poi settentrionale, che si concludevano verso l’autunno con un lungo soggiorno a Termi, dove egli curava di persona gli affari e gli interessi della moglie. Durante questi viaggi il poeta si fermava per lunghi periodi a casa dei conti Neroni e aveva così avuto modo di affezionarsi ai figli, Costanza e Francesco.

(…) Estremamente mi ha colpito la vaga campagna de contorni di Loreto, Recanati fino a Macerata. Sembra che la natura e l’Arte vi abbian fatto una congiura per incantare chi vi porti gli sguardi. La meraviglia è che la congiura è coperta e pure l’incanto succede. A Perugia andrò in ottobre quando riaccompagnerò a Foligno il Governatore di quella dogana mio amico, il quale verrà colla sua famiglia a visitarmi nella mia villeggiatura. A voi di questo non importerà niente, ma io vel’ ho voluto dire per rendervi conto del perché il viaggio di Perugia è stato per ora differito. (…) Che dice il caro Flavio? Come sta in pace col suo stomaco rivoluzionario? Lo stomaco però ha ragione perché egli lo tratta troppo da despota, ed il miserello oppresso chiede un patto sociale. Io lo abbraccio di cuore, benché egli così spesso mi fuggisse per quella tale camisciola da casa. (…) Pensano a me la dolce Costanzina ed il Checco Folletto? Sappiano che io mi ricordo assai sovente di loro, e mi sembra sempre vederli occupati in disporre le carte da giuoco perché io poi godessi della soddisfazione di dare quella mossa, che eccitava tanta innocente allegria. Io mi compiacevo moltissimo di qué semplici passatempi, i quali mi riconducevano quasi ad una età, cui io facevo altrettanto, e di cui spesso sospiro la perdita. Se le mie parole possono avere qualche forza sul cuore dei vostri amabili figli, vi prego ripetere loro quel che io ogni giorno loro diceva: rispetto alla mamma, obedienza ai suoi comandi, condiscendenza ai suoi desideri, poiché in questi desideri e comandi è rinchiuso il seme della vostra felicità. Un Padre, una Madre non possono mai ingannarti, quando li consiglia la vera tenerezza pé i figli. Un prudente accordo di indulgenza e rigore sono tutto il tesoro, e tutta l’arte con cui vedrete un giorno arricchita ed infiorata la vita vostra. Non abusate però della prima, e non vi lagnate mai del secondo, ma docili e pronti al freno che vi governa, cercate ne i sollievi di quella la forza e il coraggio per sostenere la santa (…) di questo. Io non dicevo queste cose, ne le ripeto, per fare il pedante ma perché amo questi cari fanciulli, e perché sono convinto della verità di simili massime, dallo studio o disprezzo delle quali, veggo purtroppo dipendere nel mondo la fortuna o la rovina di chi vi fa ingresso (…)

Giuseppe Gioachino Belli è reputato il poeta dialettale romano più tradizionale ed influente, quello il cui stile linguistico viene riconosciuto essere il più verace e pienamente maturo, sebbene scrivesse versi anche in italiano. Tra il 1828 e il 1846 compose oltre 2.200 sonetti, ognuno dei quali è una fedele immagine della città ai primi dell’Ottocento, vista attraverso gli occhi della gente del popolo.

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