Capuana, Luigi: Lettera autografa a Michele Lessona

Autore: Capuana, Luigi
Titolo: Lettera autografa firmata
Data: 1884

Capuana, Luigi: Bella lettera autografa firmata di 2 pagine, datata Mineo 10 agosto 1884. La lettera, con tutta probabilità indirizzata al Lessona, tratta del libro “Spiritismo” appena pubblicato da Capuana.

(…) Il libro che ardisco mandarle insieme con questa lettera è un’escursione da dilettante nel dominio scientifico. La accetti come una debole testimonianza dell’ammirazione di un ignoto suo lettore in quest’estrema punta d’Italia

Capuana afferma che il soggetto del suo lavoro gli sembra importante e sarebbe assai grato al Lessona se volesse giudicare pubblicamente il suo libro, questo non tanto per vanità di autore, quanto per amore del caso e della materia. Pochi infatti in Italia sono le persone che possono giudicare in un campo tanto delicato e nuovo. La lettera (21×13,5 cm) è in perfetto stato di conservazione.

Luigi Capuana (Mineo, 28 maggio 1839 – Catania, 29 novembre 1915), scrittore, critico letterario e giornalista italiano, è il più importante teorico del Verismo. Nel 1857 si iscrive alla Facoltà di giurisprudenza di Catania che abbandona nel 1860 per prendere parte all’impresa garibaldina. Nel 1864 si stabilisce a Firenze per tentare “l’avventura letteraria” e vi rimarrà fino al 1868. A Firenze frequenta gli scrittori più noti dell’epoca, e nel 1865 pubblica i suoi primi saggi critici sulla “Rivista italica”, diventando nel 1866 critico teatrale della “Nazione”. Nel 1867 pubblica sul quotidiano fiorentino la sua prima novella dal titolo Il dottor Cymbalus che prende a modello il racconto di Dumas figlio La boîte d’argent. Nel 1868 ritorna in Sicilia pensando di rimanervi per poco tempo, ma la morte del padre e i problemi economici lo costringono a rimanere nell’isola. Diventa dapprima ispettore scolastico, poi consigliere comunale di Mineo e infine viene eletto sindaco del paese.

Nel 1875 Capuana si reca per un breve soggiorno a Roma e nello stesso anno, su consiglio dell’amico Giovanni Verga, si trasferisce a Milano dove inizia a collaborare al Corriere della Sera come critico letterario e teatrale. Nel 1877 esce a Milano la sua prima raccolta di novelle, Profili di donne, e nel 1879, ancora influenzato da Émile Zola, il romanzo Giacinta, considerato il manifesto del verismo italiano. Nel 1880, nello stesso anno in cui Verga pubblica Vita dei campi, Capuana, che è un entusiasta divulgatore del naturalismo francese e contribuisce con Verga a elaborare la poetica del verismo italiano, raccoglie i suoi articoli su Zola, i Goncourt, Verga e altri scrittori dell’epoca in due volumi di Studi sulla letteratura contemporanea e ritorna a Mineo, dove inizia a scrivere il romanzo che lo renderà celebre vent’anni dopo, dal titolo Il Marchese di Roccaverdina. Dal 1882 al 1883 lo scrittore risiede a Roma e dirige il “Fanfulla della Domenica”. Gli anni fino al 1888 li trascorrerà a Catania e a Mineo, per tornare infine a Roma dove vi rimarrà fino al 1901. Nel 1900 lo scrittore ottiene la cattedra di letteratura italiana presso l’Istituto Femminile di Magistero a Roma, approfondisce la sua amicizia con D’Annunzio e conosce Pirandello che è suo collega al Magistero. Muore il 29 novembre 1915 a Catania, poco dopo l’entrata in guerra dell’Italia.

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