Luzi, Mario: Poesia e Filosofia, una rifondazione

Prezzo: disponibile a richiesta
Autore: Luzi, Mario
Titolo: Poesia e filosofia
Data: 1987

Luzi, Mario: Poesia e Filosofia, una rifondazione. Dattiloscritto firmato (30 x 22 cm) di 14 pagine redatto dal poeta in occasione del suo discorso per l’inaugurazione della cattedra di Poesia del Centro Internzazionale Eugenio Montale. Il dattiloscritto presenta numerose integrazioni, correzioni e revisioni autografe di Luzi a penna blu, nera e rossa volte a modificare il testo iniziale: 19 novembre 1987.

(…) A chi mi avesse detto, quando ero giovane, che ci sarebbe stata una Cattedra di Poesia, io avrei opposto chissà quale ghigno. Mi si sarebbero rizzati i capelli a istrice. Allora pensare a Cattedra e Poesia simultaneamente, unire questi termini, sembrava impossibile. (…) Quando ero giovane ho avuto delle ambizioni filosofiche, sono stato a lungo incerto se il mio futuro sarebbe stato quello di studiare la filosofia oppure di applicarmi allo studio e alla creazione della poesia. Sono stato incerto su questo. Sentivo dall’adolescenza l’attrazione e il fascino della filosofia in sè come speculazione. (…) Questa specie di passione e di fascinazione, esercitata su di me dalla filosofia, si infranse ben presto contro una conoscenza più diretta e uno studio più particolare dei testi filosofici e soprattutto dei testi della filosofia moderna e contemporanea: contemporanea allora a me, oggi forse già storica e, forse, per qualche verso, preistorica. Mi accorsi che la suggestione che avevo ricevuto dal filosofare dei filosofi da me preferiti, che erano poi quelli dell’antichità, dell’Ellade soprattutto, e anche della loro incidenza sul pensiero moderno, era venuta subito a spogliarsi di fascino e di mito, perché la filosofia moderna mi era apparsa, piuttosto, una specie di ingegneria del pensiero, una tendenza, ormai specifica a costruire delle metodiche e a costruire dei sistemi indipendentemente dall’atto diretto del conoscere, dell’esperire il mondo. (…) Stabilii che la conoscenza del mondo moderno, tutto quello che c’è di oscuro, di non ancora formato o di ancora latente, eppure di vitale nell’uomo moderno, erano piuttosto gli scrittori, i poeti a captarlo, a percepirlo, a portarlo a chiarezza, a prospettarlo come un interrogativo inquietante: anche se le soluzioni, le risposte alle inquietudini raramente possono venire dall’arte, dalla poesia. Ma il conoscersi è il primo atto del filosofare. La poesia e l’arte del novecento, degli inizi di questo secolo, che io cominciai a conoscere negli anni trenta, questo potere lo avevano (…) L’ epoca attuale è un’epoca dell’incremento dell’esistere: la poesia moderna è pienissima di eventi, fatti, rappresentazioni segni del moderno, del mondo che si è complicato, che si è scisso in tante immagini. La poesia ha rappresentato tutto questo senza tradire il problema che resta quello del rapporto tra esistere e conoscere. Si moltiplicano gli interrogativi attraverso la moltiplicazione del reale rappresentato. Il mondo contemporaneo offre più oggetti, prolifera in oggettualità ma ognuno di questi nuovi oggetti di rappresentazione poetica è un nuovo interrogativo che riconduce a quello fondamentale: il rapporto tra essere / esistere e conoscere. Il rapporto è molto variabile: talora è stato istituito tra filosofia formulata e il suo rispecchiamento poetico: e questo in genere non è stato felice. Gli esempi sono veramente caduchi. Ce ne sono stati proprio nell’epoca della frenesia ideologica anche recentemente. Più fecondo tra quella filosofia allo stato nascente che la poesia porta in sè, e quella poesia che la disciplina filosofica recepisce (…) Certe riprese, che oggi si registrano, della filosofia come attività fondamentale del pensiero e come riconsiderazione del fondo del problema, non sono lontane dalla poesia, è riconfermato che la filosofia si nutre di poesia e anche offre autentici spunti. Si potrebbero fare nomi di filosofi moderni che sono rientrati implicitamente in questo discorso, e che a me sembrano promettenti come indizio di una rinnovata passione del filosofare. Passione che trasmettono anche a noi perché appunto ci si reimmerge in quella specie di accadimenti vitali allo stato non ancora codificato, ancora mobile, che è quello più fertile, in cui Poesia e Filosofia si intrecciano, si fanno reciprocamente dei segni. (…)

Mario Luzi è stato una delle figure chiave della poesia italiana del Novecento; l’autore fiorentino è considerato l’ultimo grande protagonista della stagione dell’Ermetismo. I suoi esordi letterari risalgono a prima della guerra, quando comincia a frequentare altri poeti della scuola ermetica e collabora a riviste d’avanguardia come Frontespizio e Campo di Marte. Da lì comincia una produzione poetica copiosa, di pregio e sempre originale. Al 1935 risale la sua prima raccolta, La barca, cui è seguito Avvento notturno (1940), testo esemplare dell’Ermetismo fiorentino. Foltissima la produzione successiva, che scandisce le tappe e gli sviluppi di un itinerario poetico fra i più ricchi e coerenti del Novecento italiano: Luzi è essenzialmente un poeta cristiano. La visione cristiana del mondo venata di pietas diventa una costante della sua poesia. Un aspetto che perdurerà in tutte le stagioni poetiche di Luzi, infatti, è proprio la certezza dell’essenza spirituale dell’universo.

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