Prezzolini, Giuseppe: carteggio autografo

Prezzo: disponibile a richiesta
Autore: Prezzolini, Giuseppe
Titolo: Carteggio auografo
Data: 1953 - 1955

Prezzolini, Giuseppe: interessante carteggio autografo composto da 10 lettere, con relativa busta, inviate da Prezzolini tra il 1953 e il 1955 all’amico Danilo Granchi, scrittore e professore di storia contemporanea. Prezzolini scrive da New York dove si era stabilito dal 1929 come direttore della Casa Italiana della Columbia University e come insegnante presso la medesima università. La maggior parte delle lettere sono di argomento letterario professionale; Prezzolini discute delle sue pubblicazioni, in particolare il libro edito nel 1954 su Machiavelli, e delle sue collaborazioni, citando Il Borghese, la rivista letteraria ideata da Longanesi a cui egli partecipò in quegli anni grazie a Indro Montanelli, che l’aveva raggiunto più volte nella soffitta americana, dove nel secondo dopoguerra Prezzolini si era rintanato. Molto divertenti sono proprio le note su Montanelli; i due furono legati da rapporti di reciproca stima e affetto; quando parlava di Prezzolini ai suoi lettori, Montanelli ricordava spesso la Società degli apo­ti che il fondatore della Vo­ce aveva lanciato agli inizi degli anni Venti per reagire al clima politico italiano di allora: gli apoti sono quelli che non la bevono, quelli che non si lasciano incantare dalle chiacchiere, una categoria di cui Montanelli si considerava, insieme a Prezzolini, membro permanente. Nelle lettere emerge a tratti il carattere spigoloso e schivo dello scrittore, che parla degli italiani definendoli convinti di essere il centro dell’Universo e profetizza: L’Italia è vicina al collasso (…) Le speranze dell’Italia consistono nel non essere più Italia, nell’assorbimento in una Europa, ove i tedeschi, più forti, più ricchi, più coraggiosi, più uniti, domineranno (…). Prezzolini diviene tenero quando parla dell’amico fraterno, Papini, con cui fondò alcune delle riviste culturali più importanti del Novecento italiano: Leonardo (nel 1903) e La Voce (nel 1908); e si commuove del fatto che l’amico, paralizzato dalla malattia che lo renderà prima immobile e poi cieco e muto e che lo condurrà alla morte un anno dopo, non riesca più a scrivergli se non sotto dettatura. Nel carteggio sono presenti anche due minute autografe di lettere di Danilo Granchi scritte in risposta a Prezzolini.

a) lettera autografa di due pagine (29 x 20 cm), datata 2 agosto 1953. (…) Montanelli è una simpatica persona, che non fa punto il grande uomo, e lei ci si troverà bene, se ha occasione di incontrarsi con lui. L’articolo che scrisse mi fece piacere soprattutto perché pieno di simpatia, e si sentiva ispirato, uno dei suoi migliori, credo. Gli perdono quindi le invenzioni (quelle della bistecca!) e la mancanza di critica. Le invio la conversazione con Papini. E’ stato sempre pieno di verve e di trovate, e mi dicono che lo sia ancora nonostante gli acciacchi, o peggio, della sua malattia. Non può scrivermi, ma si sforza a fare la firma alle lettere che detta per me, e mi commosse davvero nella sua ultima, quando mi fece sapere che – la prima lettera che sarà capace di scrivere, sarà per me – e io temo assai che quella lettera non arriverà mai.(…) Daisy è una ragazza strana, certo, ma non credo si sia avuta (delle osservazioni di lei) a male. Debbo dire che non è questo uno dei suoi difetti più gravi. L’ ho vista anzi dimenticare e perdonare. Ma si strania, dimentica, è presa da altre curiosità. E’ molto contenta in Italia, mentre qui era davvero infelice e disperata (…)

b) lettera autografa di una pagina (29 x 20 cm), datata 24 Dicembre 1953. (…) L’intervista con il suo amico è andata poco bene, ma non tutto per colpa mia. Il suo benedetto amico ha fatto le cose a l’italiana, cioè è venuto a trovarmi con la madre, senza avvertirmi (c’è un telefono a N. Y) (Non siamo a Peretola). Sicché io non c’ero. Sono arrivato per caso però proprio quando li stavan licenziando. Ma io non potevo farli passare nella mia soffitta (…) Io ci sto benissimo, ma non ci invito nessuno, che non son sicuro che ci stia bene e s’adatta e dopo averlo assaggiato (…) Insomma ho dovuto intrattenere il suo amico nella hall della casa (…) E mi è parso che tutto fosse rapido, sforzato e scontroso. Accidenti alle improvvisate. Io le detesto. E preferisco la giornata con le ore fisse. Se mi avesse telefonato gli avrei dato appuntamento alla Casa Italiana dove, se non altro, c’ è una bella biblioteca, che l’avrebbe meravigliato. Ma gli Italiani son fatti così. Non si immaginano nemmeno che una visita improvvisa possa scomodare. Son sempre convinti di essere il centro dell’universo… (…)

c) lettera autografa firmata di due pagine ( 29 x 20 cm): 31 gennaio 1954. (…) Son lieto che, nonostante la mia raccomandazione, sia stato accettato a Salisburgo; e, per conto mio, spero che potrà venire anche qui. Mandai al prof. Sabine il suo articolo, e mi ringraziò, sicché, se arriva qui avrà qualcuno con cui penetrar i segreti de la scienza americana. (…) Le accludo un ritaglio che mostra la figlia del presidente della svizzera a servizio in Inghilterra. Non son dei buoni studenti, per conto mio, ma almeno son democratici davvero. In Italia, la democrazia è una finzione, e la carta d’una dissoluzione. Accade anche ai Francesi: ma la Francia è più ricca, e ha un paio di classi dirigenti. L’Italia è vicina al collasso, vive di mendicità, si tiene su colla retorica. (…) E le speranze dell’ Italia consistono nel non essere più Italia, nell’assorbimento in una Europa, ove i tedeschi, più forti, più ricchi, più coraggiosi, più uniti, domineranno (…)

d) lettera autografa firmata di una pagina (29 x 20 cm): 10 giugno 1954. (…) Il senso del mio Machiavelli (e del titolo) è che non è possibile vivere nel mondo, senza far male. Questa è la scoperta di M. non quel che dice Croce. Non autonomia, ma condanna al male (S. Agostino); per il cristiano, ci si redime con la fede, ma per gli altri non c’è che accettazione della natura dell’uomo (la storia non è che una confusa continuazione della natura ). Se son “popolare” non ci ho colpa davvero. Quando scrivevo, mi pareva di notare sempre qualche angolosità italiana. Ma, in parte, pare che sia vero, e che l’America ti ristampi. Papini mi mise i tre libri in quest’ ordine: 1) Mach. 2) Ital. Inutile. 3) America. Credo che abbia ragione. “Ci applaudono?”- diceva un tale – “ Vuol dire che abbiam detto corbellerie” Non credo sian corbellerie, e ancora le scriverei; ma insomma sono più facili (…)

e) lettera autografa firmata di una pagina (29 x 20 cm): 19 novembre 1954. (…) Sono contento di avere sue notizie e così buone. Ormai non mi ha nelle sue grazie e chi sa cosa le dirà di me. Nel mio Mach l’ ho trattato bene, ma non sarà stato contento. So che tanto a Firenze quanto a Durham non lasciò buona fama come collega. Mi spiacque che non rimanesse a New York, o un pò di più. Ma conto di rivederla al ritorno, con meno fretta. (…) Sa che i RRPP della Civ. Catt han pubblicato una elogiosa recensione del Machiavelli anticristo? Mi aspettavo qualche ramanzina (…)

f) lettera autografa firmata di una pagina (29 x 20 cm): 12 dicembre 1954. (…) Capisco bene la sua impressione di essere ringiovanito, la trovo giusta e credo ci vorrebbe qualche cosa del genere per tutte le attività della vita, tornare alle volte indietro, alla scuola che intanto è andata avanti. Se trova costì degli scrittori americani che han criticato la democrazia, mi mandi l’indicazione, per favore sto dandone una serie di traduzioni nel Borghese; feci Cooper Fenimore, H. Mencken, Gerges Santayana, i due Adams Brooks e and James. Veda se ne trova altri (…) Il Borghese ha molto successo in Italia, insperato.

g) cartolina postale autografa firmata con annullo (8 x14 cm): 1955. (…) Grazie delle notizie utili, ma le chiesi per pigrizia perché potevo consultare i cataloghi di qui, il che ancora non ho fatto! Vero che lei è più al corrente di me. (…) Ora lavoro, oltre agli articoli, ad un libretto di consigli per gli autodidatti per Garzanti.(…)

h) lettera autografa firmata di una pagina su carta intestata ( 25 x 17 cm): 11 marzo 1955. (…) Manderei volentieri una copia del Mach. all’Orsini, se non lo sapessi molto altezzoso e ringhioso con tutti (spiacque a Durham, e a Firenze lasciò cattivissima fama tra i colleghi) non vorrei che lo prendesse come un atto di debolezza o di adulazione. Capisce. Ci son critiche per lui, ma so che è persona competente e io, nonostante diverga da lui, lo apprezzo; ma non vorrei che la mia intelligenza fosse presa per quel che non è (…)

i) lettera autografa di una pagina su carta intestata (25 x 17 cm): 19 aprile 1955. (…) Accettata proposta di non mandare Machia al prof. sgradevole. Mi dispiace per Casini, che non deve avere fatto un buon affare col mio Machia. Ma Marinelli me ne ha scritto con molto elogio: dice d’averlo letto più volte! Non ostante fosse malato! Non mi par uomo da inventare; e poi, perché? (…) Son certo che lei sarà stato uno studente modello. L’idea di insegnar Storia Americana non è cattiva, ma ci vorrà carta stampata. (…) L’ aspetto nell’agosto. Sarò di certo qui, se i Poteri arcani che ci reggono non mi obliterano. Che dice sua moglie del rimaner l’estate! Scusi la domanda indiscreta. Ma le italiane che ho conosciuto eran gelose delle americane (…)

l) lettera dattiloscritta firmata di una pagina (10 x 15 cm.) A penna la data 20 maggio. (…) Sa che quel che si racconta varrebbe la pena d’una nota nel Borghese? Non farò il suo nome ma credo che la scriverò. E’ l’America in uno dei suoi migliori aspetti. Gente che la conosce da un anno e che non la rivedrà mai più si quota per lei straniero, son cose belle e tipiche. La nomina di Gronchi deve aver fatto brutto effetto, ma si sono affrettati a nasconderlo. Andrò a Washington la settimana prossima per vedere se riesco a capire. (…)

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