Serra, Luciano: Lettera dattiloscritta firmata

Autore: Serra, Luciano
Titolo: Lettera dattiloscritta firmata
Data: 1965

Serra, Luciano: Lettera dattiloscritta firmata di 3 pagine (21,5 x 16,5 cm.) indirizzata al poeta e critico letterario Mario Ricci: 1 maggio 1965. In terza pagina una poesia dattiloscritta firmata di Serra dal titolo 7 luglio 1960.

(…) Ti ringrazio per aver attribuito un po’ di valore ad una mia poesia. Il fatto che io non voglia legarmi ad alcuna puttanesca conventicola e divenire schiavo e il fatto di non speculare su Marx e i Vangeli senza averli letti (per leggerli intendo capirli) fa di me un provinciale, libero e fottuto. Che vale elencare ciò che uno ha scritto? Apro il XXXII dell’Inferno e tutte le penne dei pavoni di oggi perdono colore. Di me scrivi solo: nato nel 1920 a Reggio Emilia, dove insegna Italiano e Storia all’Istituto Magistrale. Arrestato nel 1944 dalle SS. E basta. Un commento alla poesia? Piuttosto, se è possibile, una variante: Cercate nelle ceneri Israele. / Cercate nelle ceneri / il desiderio di vivere, i sensi, ecc. (…) Un giorno finirò col raccogliere le mie poesie; se non le avrò bruciate (…)

Serra divenne compagno di scuola e amico di Silvio d’Arzo e Pier Paolo Pasolini. Del primo, suo coetaneo, ne rivalutò l’attività letteraria diventandone il suo principale scopritore e curatore; del secondo divenne amico fino a esserne confidente speciale. Serra fu tra i primi a leggere le missive dove l’amico Pier Paolo metteva in chiaro l’imbarazzo nel tenere nascosta la sua omosessualità ai familiari e raccontava alcune sue avventure clandestine: Ho voglia di essere nel Tagliamento, a lanciare i miei gesti uno dopo l’altro nella lucente concavità del paesaggio. Il Tagliamento, qui è larghissimo, scriveva Pasolini a Serra nel giugno del 1943, Ci sono arrivato ieri in bicicletta, giovane indigeno, con un più giovane indigeno, di nome Bruno. I soldati stranieri che lì si lavavano hanno ascoltato con meraviglia i nostri rapidi e incomprensibili discorsi. E ci hanno visti quasi vergognosi tuffarci senza indugio in quell’acqua gelida e per loro misteriosa. Siamo rimasti soli, e il temporale ci ha colto, in mezzo all’immenso greto. Era un temporale livido come un pene eretto.

Richiedi Maggiori info

Il tuo nome (richiesto)

La tua email (richiesto)

Telefono

Il tuo messaggio

Domanda di sicurezza, scrivi il risultato:

Questa voce è stata pubblicata in Letteratura. Aggiungi ai segnalibri il permalink.

I commenti sono stati chiusi.