Wolfe, Tom: lettera autografa firmata

Prezzo: disponibile a richiesta
Autore: Wolfe, Tom
Titolo: lettera autografa
Data: 1971

Wolfe, Tom: lunga lettera autografa firmata di 4 pagine (24,5 x 16,5 cm.) scritta su carta intestata dell’Hotel Excelsior di Firenze. Wolfe scrive ad Irma Antonetto fondatrice dell’Associazione Culturale Italiana: 16 gennaio 1971. Fori di archiviazione intaccano una lettera.

(…) I was amazed at the great differences between the different parts of Italy, altough I gather that is an old, old story to italians. The two most mysterious and fascinating cities to me were Trieste and Bari (…) In Trieste, at the theatres I shared a dressing room with Rita Pavone … Her variety show went on immediately after my learned discourse … In fact, I cought the last half of her act and I applauded her most than she applauded me. She mainly wanted me to get the hell out of her dressing room … The audience (…) were all quite good, except in Palermo where, they assured me diplomatically, the turnout was small because the MAFIA had warned everyone to stay away because the evening was under the auspices of Saint Pantaleone, who had written the famous book Sasso in bocca attacking the MAFIA … (…) The interpreter were generally quite good (…) Furio Colombo in Roma was excellent … and in Bari Signora Erba was a true VIRTUOSO (…) In any case, it was a mervelous experience for me. I was wined, dined and feted at every stop and felt like A VERY IMPORTANT AUTHOR (…)

(…) Sono rimasto stupito dalle grandi differenze tra le diverse parti d’Italia, benché ho capito che è una vecchia, vecchia storia per gli italiani. Le due città più misteriose e affascinanti erano Trieste e Bari (…) A Trieste, presso i teatri ho condiviso uno spogliatoio con Rita Pavone … Il suo spettacolo di varietà è stato rappresentato subito dopo il mio discorso … In realtà, ho assistito alla seconda metà del suo atto e l’ho applaudito più di quanto lei mi abbia applaudito. Lei mi ha voluto principalmente per ottenere l’effetto inferno al di fuori del suo camerino … Il pubblico (…) è stato abbastanza buono ovunque, tranne che in Palermo dove, mi hanno assicurato diplomaticamente, che l’affluenza è stata piccola, perché la MAFIA aveva avvertito tutti di rimanere a casa perché la serata era sotto gli auspici di San Pantaleone, che aveva scritto il famoso libro Sasso in bocca in cui attacca la MAFIA  (…) l’interprete era generalmente abbastanza buono (…) Furio Colombo a Roma è stata eccellente. .. e a Bari la signora Erba è stata un vero virtuoso (…) in ogni caso, è stata una meravigliosa esperienza per me. Mi è stato dato da bere, mi sono stato offerte cene e sono stato festeggiato ad ogni conferenza e mi sono sentito come un autore molto IMPORTANTE (…)  

Tom Wolfe è un saggista, giornalista, scrittore e critico d’arte statunitense. Nel 1965 pubblica il libro The Kandy-Kolored Tangerine-Flake Streamline Baby, composta dalla raccolta di alcuni suoi articoli. Nel 1970 pubblica Radical Chic & Mau-Mauing the Flak Catchers. Nel corso del decennio pubblica altri libri, tra i quali The Right Stuff, grazie al quale ha ottenuto il National Book Award. Nel 1984 è premiato con il Dos Passos Prize; nel 1985 pubblica la prima stesura del libro The Bonfire of the Vanities, ma soltanto nel 1987 ne pubblica la versione definitiva, edita in Italia con il titolo Il falò delle vanità. Il libro ottiene enorme successo, e dallo stesso è realizzato l’omonimo film. Nel 2006 è stato insignito del Jefferson Lecture in the Humanities, il più alto riconoscimento che il Governo federale degli Stati Uniti conferisce per particolari traguardi raggiunti nelle discipline umanistiche. Considerato uno dei padri del New Journalism (un innovativo stile giornalistico che si sviluppò nei primo anni sessanta in America), Wolfe è l’inventore di alcuni neologismi entrati a far parte del lessico inglese: radical chic, statusphere, the right stuff, the Me Decade, good ol’ boy. Nel 1989 ha teorizzato che l’unico modo per salvare il romanzo americano fosse quello di tornare al Realismo senza aver paura di utilizzare tecniche giornalistiche: il momento d’oro della Letteratura Americana, a mio avviso, è tra il 1893, anno in cui Stephen Crane scrisse Maggie ed il 1939, l’anno di Furore di John Steinbeck. Ovvio che sono stati scritti grandi romanzi sia prima che dopo, ma è quello il momento più fertile, con scrittori come Faulkner, Hemingway, Fitzgerald e Thomas Wolfe, attenti al realismo e al linguaggio. Dopo la Seconda Guerra Mondiale l’influenza francese ha spostato l’attenzione sulla psicologia, facendo perdere gradualmente di realismo e distaccando l’attenzione dall’autenticità delle persone.

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