Gioberti, Vincenzo: lettera autografa firmata

Prezzo: disponibile a richiesta
Autore: Gioberti, Vincenzo
Titolo: lettera autografa
Data: 1848

Gioberti, Vincenzo: rara ed interessante lettera autografa firmata di 2 pagine (26,5 x 20,5 cm.) indirizzata all’avvocato Sebastiano Vecchio, Vicepresidente del Comitato Centrale per la Società della Confederazione Italiana: 16 ottobre 1848. Gioberti rinuncia per ragioni politiche alla carica di presidente della Società Nazionale per la Confederazione Italiana, da lui stesso creata nell’ottobre del 1848. Piccolo strappo in prossimità della piega centrale, senza perdite e mancanze.

Ricevuta la prima istruzione dai padri dell’Oratorio di San Filippo Neri con la prospettiva del sacerdozio, Gioberti fu ordinato nel 1825. All’inizio condusse una vita ritirata, ma gradualmente acquisì sempre più interesse negli affari del suo paese e nelle nuove idee politiche come anche nella pubblicistica sui temi di attualità. Influenzato da Mazzini, lo scopo principale della sua vita divenne l’unificazione dell’Italia sotto un unico regime: la sua emancipazione, non solo dai signori stranieri, ma anche da concetti reputati alieni al suo genio e sprezzanti del primato morale e civile degli italiani. Questo primato era associato nella sua mente alla supremazia papale, anche se inteso in un modo più letterario che politico. Fu perciò notato dal re Carlo Alberto di Savoia, che lo nominò suo cappellano. La sua popolarità e l’influenza in campo privato, tuttavia, erano ragioni sufficienti per il partito della corona per costringerlo all’esilio. Sapendo questo, si ritirò dal suo incarico nel 1833, ma fu improvvisamente arrestato con l’accusa di complotto e, dopo quattro mesi di carcere, fu bandito dal Regno sabaudo senza processo. Gioberti andò prima a Parigi e, un anno dopo, a Bruxelles dove vi restò fino al 1845 per insegnare filosofia. Essendo stata dichiarata un’amnistia da Carlo Alberto nel 1846, Gioberti (che era di nuovo a Parigi) divenne libero di tornare in patria, ma si rifiutò di farlo fino alla fine del 1847. Al suo ritorno a Torino, il 29 aprile 1848, fu ricevuto con il più grande entusiasmo. Rifiutò la dignità di senatore che Carlo Alberto gli aveva offerto, preferendo rappresentare la sua città natale nella Camera dei deputati, della quale fu presto eletto presidente. Nell’ottobre del 1848, a Torino, diresse i lavori del Congresso della Società nazionale per la confederazione italiana, che lui stesso aveva creato. Il 16 dicembre 1848 cadde il governo. Il re nominò Gioberti nuovo presidente del Consiglio. Il suo governo terminò il 21 febbraio 1849. Con la salita al trono di Vittorio Emanuele II, nel marzo del 1849 la sua vita politica giunse alla fine.

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