Giacomelli, Mario: Mia moglie

Prezzo: disponibile a richiesta
Autore: Giacomelli, Mario
Titolo: Mia moglie
Data: Anni Ottanta

Giacomelli, Mario: Mia moglie. Fotografia originale stampata su carta baritata: 18 x 13 cm. Celeberrimo scatto di Giacomelli, uno dei primi realizzati dal fotografo marchigiano intorno alla fine degli anni Sessanta. La fotografia firmata in basso a destra è stata stampata nella metà degli anni Ottanta. Una piccola piega al margine inferiore sinistro.

Avevo cominciato a fotografare da pochi mesi. Avevo una trentina d’anni. Avevi pensato per molto tempo a questa progetto? Niente, non ci ho pensato niente. Le prime immagini che avevo fatto erano state di mia moglie, di mia madre, dicevo loro: stai lì. Ma mi son reso conto che non so fotografare una persona che sorride, che è dolce nel viso, ho bisogno che l’altro sia come sono io dentro. Allora inveisco, divento cattivo. Fotografando loro, ho sentito che avevo bisogno di qualcosa di più vero.

La fortuna è di esser nati poveri. Mio padre è morto quando avevo nove anni, io ero il più grande dei mie fratelli. A casa non c’era molto da mangiare e io non avevo mai avuto un giocattolo. Tutti, quando sei povero, ti guardano dall’alto in basso e mia madre ha dovuto cercare lavoro all’ospizio dei vecchi. A quel tempo non esistevano le lavatrici e lei lavava i panni per loro mentre io l’accompagnavo. Eravamo veramente molto poveri. Quando all’ospizio le davano una fetta di ciambellone, mia madre non la mangiava ma la portava a noi figli. Mia madre è poi morta a 84 anni. Una volta, quando ero già grande, ho portato a casa una macchina da corsa per fargliela vedere. Mi sono sempre piaciute molto le macchine da corsa e ne avevo una, rossa: morivo dalla voglia di mostrargliela e sono arrivato correndo sulla strada bianca, e la ghiaia ha portato via tutta la vernice della macchina. Quando mi ha visto, mia madre si è accorta subito di quel che avevo fatto e mi ha dato due o tre schiaffoni. Se devo dire cosa ho avuto di bello dalla vita, rispondo la mia povertà, che è stata vera, e tutte le botte…

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