L’ Indicatore Livornese. Giornale di scienze, lettere, ed arti.

Prezzo: di
Autore: Guerrazzi, Francesco
Titolo: L’ Indicatore Livornese
Data: 1829 - 1830

L’ Indicatore Livornese. Giornale di scienze, lettere, ed arti.

Fondato e diretto da Francesco Guerrazzi, il primo numero uscì il lunedì 12 gennaio 1829; nelle intenzioni del fondatore il giornale avrebbe dovuto avere cadenza settimanale, e il foglio si sarebbe pubblicato la settimana in lunedì, eccettuate quattro settimane dell’anno. Il primo numero conteneva soltanto un Prospetto di due pagine, firmato da Guerrazzi, volto ad illustrare le intenzioni programmatiche del giornale; gli altri numeri erano composti di 4 pagine in folio (39 x 25 cm.). Il giornale vide la luce per 48 numeri, cessando le pubblicazioni il lunedì 8 febbraio 1830. Dal numero 41 il formato si riduce leggermente (38 x 25 cm.).

Si dispone di tutto il pubblicato, 48 numeri, ai quali è legato anche il Supplemento al numero 14 dell’Indicatore Livornese, stando alle ricerche effettuate, l’unico stampato. Sul numero 35 la data del lunedì 2 ottobre 1829 è stata corretta ad inchiostro, da mano coeva, in lunedì 2 novembre 1829. La rivista è stata legata in un volume in mezza pergamena coeva con piatti in carta marmorizzata. Ottimo stato di conservazione. Raro.

Nessuna descrizione potrebbe delineare meglio della seguente affermazione di Guerrazzi la prospettiva politica, ideale, storica nella quale si poneva il giornale da lui fondato: “L’Indicatore Livornese”: Ogni genere letterario può, quando un popolo abbia in animo di scuotere il giogo della servitù, divenire arma terribile contro il nemico: dalla solenne tragedia alla umile farsa rappresentata dai burattini, dal poema alla favola, tutto diviene capace di fiere invettive o di sottili ironie, che il popolo, in certi momenti, afferra con incredibile facilità. Ma il giornale è, in tali casi, strumento più di ogni altro efficace: esso corre più rapido delle tragedie, delle commedie, dei poemi da un capo all’altro del paese, esso può penetrare dovunque, esso diviene l’amico delle famiglie, dove è letto, discusso, illustrato, esso è alla portata intellettuale ed economica della massima parte delle persone.

Francesco Guerrazzi che già aveva fondato in Livorno il Gabinetto scientifico letterario, perché la sua città natia non fosse più vituperosamente chiamata la Beozia d’Italia, fondò dunque un giornale con l’intento di riscattare il prestigio civile e culturale della sua città, di fronte a Firenze che poteva vantare l”Antologia” o a Pisa che aveva il “Nuovo Giornale de’ Letterati”. Ma c’era inoltre nel Guerrazzi un riposto intendimento politico: quello di rivolgersi agli elementi più giovani e irrequieti della borghesia, o piccola borghesia, di sentimenti liberali e democratici: e in questo senso il giornale assunse un’importanza storica notevole, nel risvegliare quelle scelte forze crescenti, e però sempre minoritarie, dalle quali sarebbero poi sortiti i primo cospiratori, i primi propugnatori della nuova politica unitaria, i primi combattenti delle sommosse, come riconosceva lo stesso Mazzini. Il programma del nuovo giornale era tutto nel suo motto: Alere flammam!

A tener desta la quale furono chiamati i più conosciuti e i più colti liberali d’Italia: Poerio, Colletta, La Cecilia, Missirini, Benza, Bini, Mazzini. Quest’ultimo pubblicò sull’Indicatore i suoi primi articoli, ancora ventiquattrenne: 7 circa complessivamente; proprio a causa di un suo scritto giudicato sovversivo e pericoloso, il giornale fu fatto cessare. Dal Prospetto pubblicato sul primo numero si evince che il giornale era suddiviso in due parti principali, nella prima delle quali tenere proposito del commercio e delle cose che al commercio appartengono; nella seconda della morale (notevoli gli articoli sulla pena di morte), della istruzione, di lettere, arti liberali (si commentano e recensiscono le opere di Byron, Foscolo, Pellico, Schiller, Bellini. Si traducono Sterne e Byron), e di quanto altro può riuscire utile, o dilettoso. Il giornale fu soppresso dopo 48 numeri dal governo toscano.

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