Astengo, Giovanni: documenti originali

Prezzo: disponibile a richiesta
Autore: Astengo, Giovanni
Titolo: lettera dattiloscritta
Data: 1966

Astengo, Giovanni: insieme di documenti indirizzati a Irma Antonetto, direttrice della Associazione Culturale Italiana, a proposito di una conferenza che l’architetto avrebbe dovuto tenere presso l’Associazione.

a) Lettera autografa firmata su carta intestata (28 x 22 cm) datata 24 Aprile 1966. Fori di archiviazione lontani dal testo. (…) Ho rivisto le bozze e concordato con la signorina Quaranta, di Urbanistica, gli ultimi ritocchi alle illustrazioni, che dovrebbero essere pronti per martedì 26 sera. E’ purtroppo indispensabile ricorrere ad una sovrastampa in colore sugli schemi dei piani per Genova, che altrimenti, data la fortissima riduzione, sarebbero illeggibili. Poiché questa è una mia richiesta, desidererei che il relativo sovraprezzo mi fosse attribuito. Desidererei inoltre prenotare 50 estratti (o quaderni interi), ovviamente a fattura, per una buona distibuzione nel Genovesato (…)

b) Lettera autografa firmata su carta intestata (28 x 22 cm) datata 16 ottobre 1966. Fori di archiviazione lontani dal testo. (…) Le cose da fare sono ormai così numerose e così grosse da far spavento. Ma qualcosa scapperà fuori. Debbo ora urgentemente recuperare qualche frammento di tempo, sottrarmi dalla frana di Agrigento (quando uscirà, tra breve, la relazione a stampa glie ne farò avere copia. Si ricordano che nel ‘65 ne parlammo?) e poi riapparirò (…)

astengo-giovanni-autografoc) Testo dattiloscritto della conferenza in due copie, una dal titolo: I piani urbanistici vanno rifatti; l’altra: I piani urbanistici vanno rifatti con metodo: il caso di Genova; 2 pagine (28 x 22 cm). Fori di archiviazione lontani dal testo.

(…) La struttura e il volto delle città non è un risultato casuale, ma la somma e l’effetto di scelte e di interventi pubblici e privati. Determinante, la scelta pregiudiziale fra piano e non piano, e, ancora fra piano passivo e piano operativo. Lo sviluppo delle nostre città in questi ultimi 20 anni è stato dominato da una deliberata scelta di “non piano” o, al massimo, di un piano “passivo”, configurato da una applicazione di comodo del piano regolatore generale, istituito dalla legge urbanistica del 1942, dal quale è stato eliminato, per successive deformazioni giurisprudenziali, l’istituto del piano particolareggiato obbligatorio, che avrebbe dovuto regolare le fasi di attuazione del piano generale, nel tempo e nello spazio. I piani urbanistici vigenti sono privi di operatività e sono, al massimo da considerare dei regolamenti edilizi applicabili nelle amplissime maglie di espansione, di cui sono fissati i vincoli spaziali, ma non quelli temporali, e che finiscono per diventare ricettivi di tutti i possibili sviluppi potenziali. I risultati sono: piani eccessivamente sovradimensionati per l’espansione residenziale, sottodimensionati nei servizi e nelle reti infrastrutturali, entro i quali lo sviluppo effettivo avviene caoticamente, per l’effetto di scelte singole, sia pubbliche che private, in cui giocano con ampio margine, la discrezionalità e la pressione degli interessi. Le nostre città risultano così prive di strutture e denunciano l’assenza di un ambiente civile (…)  

d) Depliant, stampato dal Collegio Architetti Bergamo, con il programma della conferenza e all’interno un simpatico bigliettino autografo di Astengo indirizzato alla Direttrice dell’ A.C.I.:  Veda un pò come sono svegli i bergamaschi! E ora che facciamo?…

Astengo è stato nell’immediato dopoguerra una delle personalità più attive nel dibattito sulla ricostruzione del Paese, propugnatore dell’esigenza di un vasto programma di piani, dalla scala nazionale fino a quella locale, entro i quali articolare e inscrivere un ordinato sviluppo del territorio nazionale. Il suo primo importante lavoro in campo urbanistico è lo studio per il Piano regionale del Piemonte, elaborato con Mario Bianco, Nello Renacco e Aldo Rizzotti, con i quali aveva fondato il gruppo Abrr. A quarant’anni, con il primo incarico per la redazione di un piano regolatore, quello di Assisi, inizia una fase centrale dell’attività di Giovanni Astengo, che può dirsi conclusa con l’esperienza del piano di Bergamo. In questi anni di intenso lavoro professionale, ma anche di elaborazione e verifica della sua teoria urbanistica, in particolare dell’idea di piano, il suo impegno viene riconosciuto dalla comunità scientifica, con il conseguimento della cattedra universitaria, il coinvolgimento nelle istituzioni, i premi. ll 1966 è un anno importante per Astengo, non solo per gli incarichi amministrativi e per la sua impegnata voce enciclopedica «Urbanistica», ma anche perché ottiene la cattedra universitaria e viene nominato in una commissione istituita dal ministro dei Lavori pubblici Mancini, in seguito alla frana di Agrigento del 19 luglio. Questa, prima che esperienza urbanistica, si rivela per lui occasione di impegno civile che qualche anno dopo ricorderà come la più forte emozione e la più straordinaria tensione morale che abbia finora provato.

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