Baj, Enrico: Ecologia dell’arte

Prezzo: euro 65
Autore: Baj, Enrico
Titolo: Ecologia dell’arte
Editore: Rizzoli
Data: 1990

Baj, Enrico: Ecologia dell’arte. Tendenze, commerci, polemiche, personaggi, simulazioni, entropia, grandezze, miserie e creatività della pittura moderna in 200 voci, Milano, Rizzoli, 1990, 22 x 14 cm. Brossura editoriale con alette; pp. 285, (3) con numerose tavole a colori fuori testo a piena pagina raffiguranti emblematiche opere dell’arte contemporanea. In fine volume è conservata la tavola a colori dei movimenti storici dal cubismo ad oggi. Alla prima carta dedica autografa firmata e datata (1990), a piena pagina, di Enrico Baj a Nani Tedeschi. Leggerissima ingiallitura del dorso per esposizione alla luce. Edizione originale.

All’interno del volume vi è una pagina dattiloscritta siglata (29,5 x 21 cm.), nella quale sono presenti numerose correzioni autografe, con il testo di presentazione al volume di Baj scritto da Nani Tedeschi: (…) E adesso, questa presentazione di un altro libro di Baj, un libro come tutti i suoi, originale, irriverente, ed intelligente. Ormai l’individuo è in eterna lotta col tempo, alla ricerca, quando va bene, di se stesso e quando va male, di non so che cosa e, anche un libro, per sottrarci tempo, deve darci qualcosa. Questo di Baj ce lo dà …

Baj è stato un protagonista delle Avanguardie degli anni cinquanta e sessanta, accanto a Fontana, Jorn, Manzoni, Klein. Nel 1951 fonda a Milano, con Dangelo e Dova, il “Movimento Nucleare”; nel 1954, in opposizione alla sistematica ripetitività del formalismo stilistico, dà vita con Asgern Jorn al “Mouvement International pour une Bauhaus Imaginiste” contro la forzata razionalizzazione e geometrizzazione dell’arte. I collages policromatici e polimaterici pervasi da una vena giocosa ed ironica, costituiscono l’icona della vena satirica dell’artista milanese. L’opera di Baj si articola per periodi, tutti improntati all’ironia dissacratoria e al rinnovamento dell’espressività: filoni ludici e giocosi come ne “Gli specchi, i mobili, i meccani, le dame, le modificazioni, i d’apres” si integrano con la denuncia della violenza e del degrado. Dalle prime figurazioni del Periodo Nucleare manifesta un grosso impegno contro ogni tipo di aggressività che, attraverso i grotteschi collages I Generali e Le parate militari, approda a tre grandi opere: “I funerali dell’anarchico Pinelli” (1972), “Nixon parade” (1974) e “L’Apocalisse” (1979). I personaggi presi di mira assumono un aspetto informe, metafora della rozzezza mentale che essi rappresentano.

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