Paladini, Vinicio: Andreief, Leonida: Anatema

Prezzo: disponibile a richiesta
Autore: Paladini - Andreief
Titolo: Anatema
Editore: Roma
Data: 1923

Paladini, Vinicio: Andreief, Leonida: Anatema. Dramma in sette quadri. Traduzione di Xenia Pamfilova, Roma, Edizioni della Bilancia, 1923, 20 x 13 cm. Brossura editoriale; pp. 128. In copertina una xilografia originale in bianco e nero di Vinicio Paladini. Insignificanti mancanze alla parte alta dorso, tracce di polvere in copertina, ma bell’esemplare di libro assai fragile. Prima edizione italiana.

La vita vista attraverso la lente biconvessa dell’immaginismo, unica garantita per l’eternità, si può riassumere nelle formule: 2 = 1; 1 = 2; 1 + 1 = 1. È con queste parole che comincia la breve ma intensa stagione dell’Immaginismo, un movimento d’avanguardia animato da un gruppo di giovani artisti e scrittori attivi negli ambienti underground della Roma della fine degli anni Venti. L’occasione è la prima uscita del periodico «La ruota dentata», nel febbraio del 1927, che avrebbe dovuto costituire l’organo ufficiale del movimento, e che invece, per mancanza di fondi, non ebbe mai un seguito. Nel testo che apriva il numero, intitolato Prima rivelazione dell’immaginismo, si legge inoltre: Non confondiamo immaginismo e fantasismo; l’immagine è qualche cosa di più della realtà; il fantasma è l’ossessione del nulla. […] Le nostre immagini sono nuove, inedite, sorprendenti. Noi distruggiamo i culti feticisti, rompiamo tutti gli apparecchi guasti degli pseudo artisti dagli atteggiamenti catatonici…

Umberto Barbaro fu tra i fondatori del Movimento assieme a Vinicio Paladini e Dino Terra; in quegli anni, insieme agli altri componenti del gruppo, quasi tutti coetanei, si interessava di arte d’avanguardia ed era vicino ad ambienti di estrema sinistra (aveva pubblicato su fogli anarchici semiclandestini come «Fede» e «Vita»), ed era stato giovanissimo direttore della rivista «La Bilancia», che aveva ospitato, tra gli altri, scritti di De Chirico e Savinio. Barbaro era poliglotta e profondo conoscitore della cultura contemporanea europea: aveva tradotto, ad esempio, il dramma di Wedekind Il marchese di Keith e pubblicato, presso la piccola casa editrice La Bilancia collegata alla sua rivista, il dramma di Andreev Anatema; nel 1931 pubblicherà la traduzione del romanzo di Bulgakov Le uova fatali.

Vinicio Paladini fu membro fondatore e personalità chiave del Movimento Immaginista. Era nato nel 1902 a Mosca, da madre russa e padre italiano; nel 1927 aveva anch’egli solo 25 anni, eppure era già molto noto negli ambienti avanguardisti italiani e non solo. Pittore, designer, architetto, scrittore, drammaturgo, scenografo, Paladini aveva dapprima aderito al futurismo, fino a quando le sue idee di estrema sinistra avevano reso impossibile, dato il sostanziale appiattimento del movimento di Marinetti sul fascismo, la sua permanenza all’interno del movimento. Cresciuto nel mito del bolscevismo, Paladini aveva avuto un accesso diretto alla cultura avanguardista sovietica, e non a caso la sua elaborazione teorica e tecnica dei primi anni Venti va tutta nella direzione di un’auspicata convergenza dell’avanguardismo futurista con l’attivismo politico comunista. Su «Avanguardia» nel 1922 aveva pubblicato due articoli significativamente intitolati La rivolta intellettuale e Arte comunista.

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