Thayaht: Taglio della tuta. Modello Thayaht a linee rette

Prezzo: disponibile a richiesta
Autore: Thayaht
Titolo: Taglio della tuta
Data: 1920

Thayaht (Ernesto Michahelles): Taglio della tuta. Modello Thayaht a linee rette, 1920, 40 x 17,5 cm. Volantino originale stampato al recto su un unico foglio, con la riproduzione del modello della più celebre invenzione di Tahyaht, il mono-abito, o Tuta; in basso le indicazioni per il taglio della Tuta con e senza goletto. A destra le Avvertenze, brevi indicazioni per la realizzazione della Tuta, assenti nella versione leggermente più piccola (35 x 19 cm.) dello stesso manifesto. Il manifesto – volantino fu stampato per essere distribuito come supplemento al quotidiano La Nazione del 27 giugno 1920. Provenienza: eredi Thayaht. In perfetto stato di conservazione. Raro.

Nel 1919, l’artista fiorentino Ernesto Michahelles disegna la sua prima tuta, definendola il più innovativo, futuristico abito mai prodotto nella storia della moda italiana. A forma di T, la tuta fu così battezzata perché valeva per tutta, un indumento che veste tutta la persona con utilizzo di tutta la stoffa. La sua costruzione era strategicamente semplice: un solo pezzo di cotone, un taglio dritto, numerose cuciture, sette bottoni e una cintura. Progettata contro il serioso completo maschile, caratterizzato da colli alti, cravatte superflue e costruzione su misura, la tuta di Thayaht insisteva sul concetto di funzionalità assoluta. Era economica, facilmente riproducibile e realizzata con materiali resistenti che la permeano di un alto potenziale democratico. Anche il quotidiano fiorentino La Nazione ne promosse la diffusione, pubblicando nel 1920 un volantino in cui Thayaht aveva inserito gli schemi di taglio e la motivazione della sua genesi. Fondendo funzionalità con l’innovazione formale, la tuta risultava fondamentalmente anti-borghese. La tuta ebbe molto successo. A Firenze vi fu un vero e proprio movimento: i “tutisti”; ma l’impiego più comune fu tra gli operai e per questa categoria fu creata la “tuta degli operai”, semplice comoda e non ingombrante. Thayaht realizzò invano anche una variante femminile, puntando espressamente sugli aspetti funzionali e igienici: una maggiore semplificazione e l’abolizione delle stoffe inutilmente costose. (…) La donna Tutista deve cercare di abolire tutto quello che è vana esteriorità, cercando nella massima semplicità la vera bellezza. L’invenzione, tuttavia, non ebbe un particolare successo.

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