Carocci, Alberto: Narcisso

Prezzo: disponibile a richiesta
Autore: Carocci, Alberto
Titolo: Narcisso
Editore: Solaria
Data: 1926

Carocci, Alberto: Narcisso, Firenze, Edizioni di Solaria, 1926, 22,5 x 16,5 cm. Brossura editoriale; pp. 90, (6). Testo inquadrato fra bordura verde. Uno dei 40 esemplari di una tiratura speciale fuori serie riservata al servizio stampa. Dedica autografa firmata e datata di Alberto Carrocci a Leo Ferrero. Intonso. Leggerissima scoloritura al dorso. Edizione originale.

Alberto Carocci fonda nel 1926 «Solaria», rivista mensile di arte e idee sull’arte che si impone subito nel panorama culturale italiano per l’apertura verso le voci letterarie europee (Proust, Joyce, Gide, Valèry), la lungimiranza verso autori esordienti ma destinati ad un grande avvenire (Gadda, Vittorini, Quarantotti Gambini, Bonsanti, Loria), la rivalutazione critica di autori quali Tozzi e Saba. Sulle pagine della rivista e nelle edizioni che ne portano il nome, Carocci pubblica le sue prime prove letterarie, “Narcisso” e “Il paradiso perduto”. Nel 1936 «Solaria» conclude la sua stagione e Carocci, con Gino Ca’ Zorzi, fonda «La riforma letteraria» che però ha vita breve, concludendosi nel luglio 1938. Nel 1941, con Gino Ramat, Carocci fonda un nuovo periodico «Argomenti», dal netto carattere antifascista, elemento che ne segnerà la fine dopo soli nove numeri. Nel 1942 si trasferisce a Roma, dove la sua opposizione al fascismo diventa resistenza attiva attraverso la collaborazione all’organo del Partito d’Azione «Italia libera». Dopo la liberazione, Carocci pensa ad un nuovo periodico, una rivista di idee e di letteratura che nascerà nel 1953 con l’apporto di Moravia e che, già dal titolo, «Nuovi argomenti», si propone come un’ideale continuazione di quella che l’aveva preceduta. Si impegna nella politica attiva e nel 1963 viene eletto deputato.

Leo Ferrero nacque a Torino dal noto storico Guglielmo Ferrero e da Gina Lombroso, scrittrice, medico e figlia del celebre antropologo Cesare Lombroso. La famiglia si trasferì nel 1916 a Firenze e Leo, già ottimo conoscitore della lingua francese, dal 1917 iniziò a collaborare alla rivista letteraria «Les Jeunes Auteurs». Viaggiando frequentemente con il padre in diversi paesi d’Europa, a Parigi fu colpito dalle opere teatrali di Denys Amiel e di Paul Géraldy: nel 1923 scrisse La chioma di Berenice, e nel 1924 Le campagne senza Madonna. Iscritto dal 1921 alla Facoltà di lettere all’Università di Firenze, collaborava con articoli di critica letteraria e teatrale su «Il Secolo» – collaborazione interrotta nel 1923 a seguito della fascistizzazione del quotidiano – su «Il Mondo» di Corrado Alvaro, su «Il Baretti» di Piero Gobetti e su «La Fiera Letteraria» di Umberto Fracchia. La posizione apertamente antifascista del padre coinvolse tutta la famiglia Ferrero che si trovò a essere senza passaporto e costantemente sorvegliata dalla polizia politica: tali vicende furono descritte da Leo nel Diario di un privilegiato sotto il fascismo, pubblicato postumo. Nel 1927 Leo fu costretto a cessare la collaborazione con La Fiera Letteraria. Fu tuttavia collaboratore di quotidiani e periodici esteri, come «Le Figaro», «La Dépêche de Toulouse», il «New York Sunday Times», «Les Nouvelles littéraires», «La Révue juive», e altri, e tra i promotori della rivista «Solaria», fondata nel 1926 dall’amico Alberto Carocci, una delle migliori riviste letterarie del tempo, aperta alle esperienze culturali europee. Nell’articolo Perché l’Italia abbia una letteratura europea, Ferrero riteneva necessario che la letteratura italiana dovesse caratterizzarsi da un forte impegno morale e sociale secondo il solco aperto dai grandi romanzi europei dell’Ottocento, senza indulgere negli sperimentalismi dell’avanguardia.

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