Manzini, Gianna: Il valtzer del diavolo

Prezzo: euro 85
Autore: Manzini, Gianna
Titolo: Il valtzer del diavolo
Editore: Mondadori
Data: 1953

Manzini, Gianna: Il valtzer del diavolo, Milano, Mondadori, 1953, 19,5 x 13 cm. Brossura editoriale con alette; pp. 216, (6). Lunga ed affettuosa dedica autografa firmata e datata (luglio 1953) di Gianna Manzini a Emma: a Emma, come e meglio di vent’anni fa, la sua Gianna, che è orgogliosa di una così bella e incorruttibile amicizia … Una leggera macchia di inchiostro al piede del dorso. Dorso leggermente scurito per esposizione alla luce. Edizione originale.

Nel 1952, in maggio, Gianna Manzini si reca a Parigi in occasione del Congresso per la Libertà della Cultura, e in ottobre è a Napoli, dove alla mostra dei manieristi di Fontainebleau (Bisognerebbe che io frequentassi maggiormente mostre, musei, gallerie. È un gran nutrimento: quantunque sempre la finestra, la strada mi dia poi un gran senso di riconquista: un’esplosione di gratitudine verso il mondo, scrive riportando l’evento sul Diario il «6 Ottobre») trova l’ispirazione per il racconto che aprirà il Valtzer del diavolo, il volume a cui sta lavorando e che sarà pubblicato da Mondadori nel 1953: una raccolta di scritti brevi, preceduti da un racconto lungo, Il valtzer del diavolo appunto, vincitore, nel giugno 1954, del Premio Soroptimist. Perfettamente in linea con il precedente libro, anche qui la scrittura tende alla semplificazione del dettato nella resa impressionistica delle emozioni interiori dei personaggi, attraverso una sintassi «psicologica», intessuta su trame minime dalle quali emergono sensazioni, impressioni, immagini e suoni impalpabili (Vorrei una sintassi tutta psicologica, tutta emotiva in cui la bellezza fosse in funzione dell’aderenza al dettato interno; così scrive nel Diario, in un brano datato «26 Febbraio 1950»). Il romanzo fu accolto con entusiasmo dalla critica e dagli amici scrittori; De Libero scrive alla Manzini comunicandole l’emozione provata nel leggere l’opera, in una lettera che non vuole essere una recensione bensì la minima rata del grosso debito che oggi le paga un vecchio lettore; lo scrittore ne ammira lo spicco lucentissimo, quel ritmo stretto, rapido e conciso degli intrecci e degli scioglimenti e annota come la novità dei racconti risieda nello scheggiarsi continuo della vicenda, nei palpiti nel congegno, nella grazia nell’accendere presenze, non immaginibili e indicibili, dentro uno spazio che non si supporrebbe tanto caloroso di cuore.

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