Pasolini, Pier Paolo: Ragazzi di vita

Prezzo: disponibile a richiesta
Autore: Pasolini, Pier Paolo
Titolo: Ragazzi di vita
Editore: Garzanti
Data: 1955

Pasolini, Pier Paolo: Ragazzi di vita, Milano, Garzanti, 1955, 20 x 13,5 cm. Tela editoriale con sovracoperta; pp. 285, (5). Mancanza alla parte superiore del dorso della sovracoperta. Edizione originale, non comune.

Il 13 aprile del 1955 Pasolini spedisce all’editore Garzanti il dattiloscritto completo di Ragazzi di vita; il romanzo viene pubblicato negli ultimi giorni del maggio 1955. A metà giugno, un intera edizione esaurita, il giudizio favorevole di molti letterati e l’interesse dei registi di cinema, fanno prevedere la prima affermazione della carriera di Pasolini, un successo popolare. Il 21 luglio l’ufficio spettacoli e proprietà letteraria della Presidenza del Consiglio, con un’iniziativa pare ispirata dal ministro degli Interni Fernando Tambroni, segnala alla magistratura milanese Ragazzi di vita per il suo carattere pornografico. Il tema scabroso trattato nel libro, quello della prostituzione maschile, è la causa delle accuse di oscenità. Il libro è anche aspramente recensito da una parte della critica, a partire da Emilio Cecchi fino ad Asor Rosa e a Carlo Salinari, tanto da venire scartato sia al premio Strega che al premio Viareggio; tuttavia esso ottiene un grande successo da parte del pubblico e viene festeggiato a Parma da una giuria presieduta da Giuseppe de Robertis vincendo il premio Colombi – Gudotti. Nel frattempo la magistratura di Milano ha accolto la denuncia di “carattere pornografico” del libro. Le polemiche non si placano: la critica marxista si scaglia ferocemente contro Ragazzi di vita. Il 4 luglio si tiene a Milano il processo contro Ragazzi di vita; la strategia dell’avvocato difensore, Giacomo Delitala, è di dimostrare la validità o almeno l’intenzione artistica del romanzo poiché solo questo accertamento potrà detergerne l’eventuale oscenità. Chiede quindi che critici e letterati, meglio se del mondo accademico, si esprimano in questo senso. Il primo a mandare una testimonianza, scritta apposta per il tribunale, è Alberto Moravia, seguito da Alfredo Schiaffini, Attilio Bertolucci e altri. Il giorno del processo vengono inoltre ascoltati Pietro Bianchi e Carlo Bo come periti letterari; Pasolini aveva chiesto anche ad altri amici, fra i quali Ungaretti, di testimoniare personalmente al processo. Carlo Bo dichiara essere il libro ricco di valori religiosi perché spinge alla pietà verso i poveri e i diseredati, e che non contiene nulla di osceno perché i dialoghi sono dialoghi di ragazzi e l’autore ha sentito la necessità di rappresentarli così come in realtà. Alla fine della discussione lo stesso pubblico ministero chiede l’assoluzione “perché il fatto non costituisce reato” e l’immediato dissequestro del libro; la sentenza del tribunale è di assoluzione con “formula piena”.

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