Bonanno, M. Alfredo: La gioia armata

Prezzo: disponibile a richiesta
Autore: Bonanno, M. Alfredo
Titolo: La gioia armata
Editore: Catania
Data: 1977

Bonanno, M. Alfredo: La gioia armata, Catania, Edizioni Anarchismo, 1977, 21 x 15,5 cm. Brossura editoriale; pp. 46, (2). Leggere fioriture in copertina. Edizione originale.

Delirante opuscolo dell’anarchico catanese Bonanno, i cui scritti hanno avuto una grande influenza nella corrente anarchica insurrezionalista. Il libro, il cui incipit esorta all’azione armata (Ma perché questi benedetti ragazzi sparano alle gambe di Montanelli? Non sarebbe stato meglio sparargli in bocca? Certo che sarebbe stato meglio), costò al suo autore un anno e mezzo di prigione e la censura per lungo tempo: (…) devo ricordare che il libro è stato condannato in Italia alla distruzione. Una sentenza della suprema corte italiana lo ha destinato al rogo. In tutte le biblioteche dove si trovava un suo esemplare è arrivata una circolare del ministero degli Interni per ordinare l’incenerimento. Non sono stati pochi i bibliotecari che si sono rifiutati di distruggere il libro, ritenendo tale pratica degna dei nazisti e dell’Inquisizione, ma il volume non è consultabile per legge. Allo stesso modo il libro non può circolare in Italia e molti compagni ne hanno avuto sequestrate delle copie nel corso di innumerevoli perquisizioni domiciliari. Per avere scritto questo libro, sono stato condannato ad un anno e mezzo di prigione…

L’anno della svolta violenta è il 1977: Nel ’77, divampò la generalizzazione quotidiana di un conflitto politico e culturale che si ramificò in tutti i luoghi del sociale, esemplificando lo scontro che percorse tutti gli anni settanta, uno scontro duro, forse il più duro, tra le classi e dentro la classe, che si sia mai verificato dall’unità d’Italia. Quarantamila denunciati, quindicimila arrestati, quattromila condannati a migliaia di anni di galera, e poi morti e feriti, a centinaia, da entrambe le parti. L’11 marzo 1977, durante scontri a Bologna lo studente Pier Francesco Lorusso, cadde colpito a morte da un proiettile. Alle successive proteste degli studenti il Ministro dell’Interno Francesco Cossiga rispose inviando mezzi cingolati nel centro di Bologna. Nel successivo settembre venne arrestato il carabiniere Massimo Tramontani, accusato di aver esploso il colpo mortale, successivamente prosciolto in istruttoria per mancanza di prove. Il provvedimento destò perplessità e rabbia in parte dell’opinione pubblica di estrema sinistra, nell’immaginario della quale permaneva l’identificazione della morte di Lorusso con un colpo sparato alla schiena. Il 31 marzo Venezia fu scossa dai tumulti delle notti dei fuochi del Veneto. Il 22 marzo a Roma morì l’agente di P.S. Claudio Graziosi, ucciso dal militante dei NAP Antonio Lo Muscio mentre tentava di arrestare su un autobus le due terroriste Maria Pia Vianale e Franca Salerno. Il 5 aprile a Napoli viene rapito Guido De Martino, figlio dell’ex segretario socialista Francesco De Martino, che verrà liberato il 15 maggio dopo confuse trattative e pagamento di un riscatto di un miliardo di lire. Il 21 aprile 1977 a Roma, nel corso degli eventi che seguirono lo sgombero dell’Università, militanti dell’area dell’autonomia spararono contro le forze dell’ordine. Il 28 aprile 1977 a Torino fu ucciso dai nucleo delle Brigate Rosse l’avvocato Fulvio Croce, nel tentativo di far saltare il processo al cosiddetto «nucleo storico» dell’organizzazione. Il 12 maggio 1977 a Roma, in piazza Navona, durante una manifestazione caratterizzata da duri scontri con le forze dell’ordine venne uccisa la studentessa Giorgiana Masi, feriti Elena Ascione e il carabiniere Francesco Ruggiero. Il 14 maggio 1977 a Milano, nel corso di una manifestazione, alcuni manifestanti estrassero le pistole, presero la mira e aprirono il fuoco contro la polizia, uccidendo l’agente di P.S. Antonio Custra. Un fotografo riprese la scena di un dimostrante che a mani giunte punta la pistola contro la polizia e spara. È il tempo delle P38. Le pagine di cronaca del Corriere della Sera rifiutarono di pubblicare quella foto, a differenza degli altri quotidiani. Più tardi risultò che lo sparatore, identificato, non era l’assassino di Custra. L’inizio del 1978 fu segnato da un avvenimento che provocò nelle file della destra eversiva una reazione che avrebbe avuto ripercussioni sensibili anche nei successivi anni: la strage di Acca Larentia. La sera del 7 gennaio, Franco Bigonzetti e Francesco Ciavatta, giovani missini della sezione Acca Larentia nel quartiere Tuscolano a Roma, furono uccisi a colpi di mitraglietta Skorpion sparati da un gruppo armato successivamente rivendicatosi come «Nuclei Armati per il Contropotere Territoriale». La sera stessa, in seguito agli scontri con le forze dell’ordine, anche un terzo giovane attivista del Fronte della Gioventù, Stefano Recchioni, fu ucciso da un colpo di pistola sparato ad altezza d’uomo dal capitano dei carabinieri Edoardo Sivori. Questo fatto segnò l’inizio di un’offensiva del terrorismo nero (protagonista il gruppo armato dei NAR) non solo contro le forze antifasciste ma anche contro lo Stato, considerato corresponsabile di quel fatto di sangue. Tra gennaio e febbraio varie organizzazioni di sinistra uccisero anche Carmine De Rosa (sorvegliante FIAT a Cassino), l’agente Fausto Dionisi a Firenze e il notaio Gianfranco Spighi a Prato, mentre le BR assassinarono il consigliere di Cassazione Riccardo Palma e il maresciallo Rosario Berardi. Il 16 marzo 1978 avvenne l’agguato di via Fani a Roma, con lo sterminio della scorta, il sequestro e il successivo assassinio dell’allora presidente della Democrazia Cristiana Aldo Moro, consumato il 9 maggio 1978 da un commando delle Brigate Rosse, che definirono l’azione come «attacco al cuore dello Stato».

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