Crepax, Guido: Valpreda è innocente

Prezzo: disponibile a richiesta
Autore: Crepx, Guido
Titolo: Valpreda è innocente
Editore: Roma
Data: 1972

Crepax, Guido: Valpreda è innocente. Contro la strage dei padroni GIUSTIZIA PROLETARIA! Soccorso Rosso. Comitato Nazionale di Lotta Contro la Strage di Stato. Roma 23 febbraio, ELC, Roma, 1972, 100 x 70 cm. Manifesto originale stampato in litografia in rosso e nero, disegnato da Guido Crepax. Qualche piccola marginale mancanza e stropicciatura, ma in ottimo stato di conservazione. Edizione originale su carta leggera, da non confondersi con la ristampa su carta più pesante.

Nei giorni successivi alla Strage di Piazza Fontana, Pietro Valpreda fu additato, con Giuseppe Pinelli (morto in circostanze non chiarite, precipitando dalla finestra della Questura), come colpevole a causa della testimonianza del tassista Cornelio Rolandi, che dichiarò di averlo portato col suo taxi in piazza. Valpreda sarebbe sceso con una valigetta e sarebbe tornato sul taxi senza di essa. Furono arrestati anche altri cinque aderenti al Circolo anarchico 22 marzo. Valpreda venne accusato anche dall’ex estremista di destra, poi avvicinatosi agli anarchici, Mario Merlino. L’alibi di Valpreda – era a casa di una prozia, poiché ammalato – non viene creduto. Valpreda subì un forte linciaggio mediatico dai giornali, che lo presentarono come il “mostro di Piazza Fontana”, epiteto apparso sul giornale del PCI l’Unità, che lo descrisse come un personaggio ambiguo e sconcertante dal passato oscuro, forse manovrato da qualcuno a proprio piacimento; sull’Avanti! del PSI venne descritto come esponente di un gruppo anarco-fascista, un individuo morso dall’odio viscerale e fascistico per ogni forma di democrazia; il giornalista Bruno Vespa, in diretta dal TG1, lo presentò come il “vero” e sicuro colpevole; per Mario Cervi, che fa ricorso anche a stereotipi lombrosiani, il crimine ha oramai una fisionomia precisa: il criminale ha un volto (…) la sua salute è insidiata da un’infermità grave, il morbo di Burger. La menomazione che lo impedisce, lui ballerino, nelle gambe, potrebbe avere contribuito a scatenare una forsennata e irrazionale avversione per l’umanità intera. Per il Secolo d’Italia, Valpreda è una belva oscena e ripugnante, penetrata fino al midollo dalla luce comunista; il Messaggero lo descrive come una belva umana mascherata da comparsa da quattro soldi.

A quell’epoca alcuni anarchici milanesi del Ponte della Ghisolfa erano venuti a conoscenza del verbale d’interrogatorio di un loro compagno accusato delle bombe del 25 aprile 1969. Tra le varie domande vi era: «è vero, come ci ha detto Valpreda, che una volta gli hai chiesto degli esplosivi?». Solo in seguito si chiarì l’equivoco: il verbale si riferiva all’interrogatorio di A.D.E., e vi compariva la frase: «Valpreda una volta mi disse che X gli aveva chiesto se conosceva il modo di procurarsi degli esplosivi». La dichiarazione di A.D.E., personaggio ambiguo secondo gli anarchici, venne attribuita dagli inquirenti, nel corso delle contestazioni mosse da X, a Valpreda stesso, ed iscritta a verbale, facendo nascere sul conto di Valpreda una “voce” che, mai efficacemente smentita, generò equivoci anche tra i militanti di sinistra. Alcuni rimasero a lungo convinti che egli fu “manovrato” dall’apparato statale, e fosse davvero l’esecutore materiale della strage di Piazza Fontana. Solo altri anarchici e Lotta Continua lo difesero, nell’ambito della vicenda Pinelli, attaccando invece il questore Marcello Guida e il commissario Luigi Calabresi. Si scoprì in seguito che nei circoli anarchici si erano infiltrati ex militanti di estrema destra, come Merlino stesso e Antonio “Nino” Sottosanti, e che Valpreda fu forse (deliberatamente o no) confuso, causa somiglianza fisica, con Sottosanti (detto “Nino il fascista”, negli ambienti anarchici) o forse con Pierluigi Concutelli, terrorista di Ordine Nuovo e vicino ai neofascisti Franco Freda e Giovanni Ventura; alcuni estremisti avrebbero confermato, compreso Freda, parlando con un compagno di cella, della presenza sul taxi di un sosia di Valpreda, forse Sottosanti. Durante un processo, Freda ammise che «è possibile che, in carcere, io abbia detto che su quel taxi poteva esserci una persona diversa da Valpreda». Questo fece pensare che non fu un errore di riconoscimento ma un deliberato tentativo di incastrare Valpreda in quanto anarchico. Secondo il “pentito” neofascista Carlo Digilio, fu invece Delfo Zorzi, poi assolto, l’esecutore materiale principale della strage. Nel memoriale Moro compilato dalle Brigate Rosse deducendolo dall’interrogatorio cui lo sottoposero durante il sequestro, il presidente democristiano avrebbe indicato come probabili responsabili della strage, così come in generale della strategia della tensione, rami deviati del SID in cui si erano insediati negli anni diversi esponenti legati alla destra, con possibili influenze dall’estero, mentre gli esecutori materiali erano da ricercarsi nella pista nera.

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