Prezzo: euro 80
Autore: Anile - Da Verona
Titolo: autografi
Data: 1913

Anile, Antonino – Da Verona, Guido: lunga citazione autografa firmata e datata (Roma, 1913) dello scienziato, poeta e politico Antonino Anile proveniente dalla raccolta della contessa Rosa di San Marco: Questo eterno fluir, questo perenne / fra tanti aspetti a cui l’occhio non regge / ridivenir di quello che divenne; // questa necessità di cose e il mio / cuor che l’accoglie, sola hanno una legge, / quella che segni Tu, che sei Tu, Dio… Al retro del foglio (21 x 13 cm.) bella citazione autografa firmata di Guido da Verona: Il mio veliero cerca le tempeste come se nelle tempeste vi fosse la pace

Antonino Salvatore Anile (Pizzo, 20 novembre 1869 – Raiano, 26 settembre 1943) anatomista, letterato e politico italiano, si laureò in medicina all’Università di Napoli. Assistente di Giovanni Antonelli, conseguì la libera docenza in anatomia umana nel 1903. Nel 1912 ottenne la cattedra di anatomia artistica all’Accademia di Belle Arti di Napoli e successivamente a quella di Roma. Il 1º dicembre 1919 fu eletto deputato per la XXV legislatura del Regno d’Italia nelle file del Partito Popolare; venne rieletto l’11 giugno 1921. Fu sottosegretario alla Pubblica Istruzione nel primo governo di Ivanoe Bonomi e ministro della Pubblica Istruzione nei due ministeri Facta. Si ritirò dalla politica attiva con l’avvento del fascismo; fu però uno dei firmatari del Manifesto degli intellettuali antifascisti.

Guido da Verona, pseudonimo di Guido Verona (Saliceto Panaro, 7 maggio 1881 – Milano, 5 aprile 1939), poeta e scrittore italiano, nacque in una famiglia ebraica emiliana. Nell’aggiungere un “da” al suo cognome anagrafico riprese la versione medievale e rinascimentale dei cognomi ebraici. Acquisì grande popolarità nel 1911 con il suo primo romanzo Colei che non si deve amare, capostipite del romanzo d’appendice e della letteratura erotica. Fu lo scrittore di maggior successo commerciale degli anni venti. Il romanzo Mimì Bluette fiore del mio giardino raggiunse, nel 1922 , le 300.000 copie, una tiratura impressionante in un’Italia dove l’analfabetismo caratterizzava la maggior parte della popolazione. Venne definito dalla penna polemica del giornalista e letterato Adriano Tilgher il «D’Annunzio delle dattilografe e delle manicure». Firmatario del Manifesto degli intellettuali fascisti nel 1925, nel 1929 pubblicò una parodia dei Promessi Sposi: la satira contro il fascismo, seppur mai esplicita, fu ben percepita dai lettori del tempo. Diventato per questo motivo un intellettuale inviso al regime ed emarginato dopo l’approvazione delle leggi razziali, decise di suicidarsi.

Contessa Rosa di San Marco nasce nel 1866 con il nome di Celeste Fornelli De La Beurthe De Barail acquisendo il titolo di contessa dopo il matrimonio nel 1892 con il conte Vincenzo Rosa di San Marco, nato a Roma, colonnello del Regio Esercito in servizio alla Direzione Generale d’Artiglieria di Torino. Dalla loro unione nascono fra il 1893 ed il 1900 cinque figli. Con il marito ben introdotto nella casa reale la giovane contessa ha l’onore di ricevere la nomina a dama di corte della Regina Margherita. Di profonda fede religiosa e patriottica, promuove, sostiene e partecipa attivamente a varie istituzioni culturali, benefiche e cattoliche. Novelliera e scrittrice di attualità cura quotidiane rubriche sui giornali cattolici “L’Italia Reale” ed il “Corriere Nazionale”. Già nel giugno 1915 e per tutto il periodo della guerra, pubblica numerosi libretti a tema religioso “Con Dio per la Patria”, nei quali sono inserite diverse preghiere per i soldati da lei ideate. Fra le notizie che rivelano la sua personalità emerge che nel 1928 rimasta vedova, assume la reggenza del Consolato della Repubblica di San Marino a Torino retto fin dal 1920 dal marito, ed in questo periodo compaiono anche numerosi suoi articoli sul giornale “Il Popolo Sammarinese” dedicati alla moralità e patriottismo. La sua attiva vita pubblica si attenua solo negli ultimi anni e muore serenamente a Torino il 12 ottobre 1933 nella sua casa in Via Sagliano 4 che è anche sede del Consolato. Ai funerali sono presenti numerose personalità del mondo aristocratico, cattolico, giornalistico.

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