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Autore: Céline, Louis-Ferdinand
Titolo: Lettera autografa
Data: 1948

Céline, Louis-Ferdinand: suggestiva lettera autografa firmata di due grandi pagine (34 x 21 cm.) indirizzata allo storico René Héron de Villefosse: Copenaghen, 15 marzo 1948.

Nel 1945 finita la seconda guerra mondiale accusato di antisemitismo e collaborazionismo Céline deve lasciare la Francia. Troverà alloggio in Danimarca dove resterà fino al 1951. Céline, che in Rigodon descrive la Danimarca come l’agognata terra promessa, è costretto a ricredersi sin dai primi giorni. Durante i primi mesi in Danimarca (dove si è recato per recuperare del denaro dei diritti d’autore depositato prima della guerra, come si evince anche dalla lettera autografa sotto trascritta), da marzo a dicembre 1945 Céline e la moglie Lili vissero in clandestinità nell’appartamento di un’amica danese. Venne comunque notata la loro presenza e il 17 dicembre 1945 i coniugi Destouches vennero arrestati da poliziotti in borghese. Céline, credendo si trattasse di assassini, si diede alla fuga sui tetti, salvo essere catturato e rinchiuso in prigione nel carcere Vestre Faengsel per quattordici mesi. La moglie viene liberata ma lui è trattenuto in custodia preventiva per un anno e tre mesi. La segregazione in cella, l’obbligo di restar seduto tutto il giorno, lo scorbuto e la pellagra dovuti all’alimentazione insufficiente devastano il fisico dello scrittore, già provato dall’esperienza di Sigmaringen. Nel febbraio del 1947 Céline ottiene la libertà provvisoria ed è ricoverato al Rigshospitalet di Copenaghen. Quattro mesi dopo viene liberato e va a vivere con la moglie in una soffitta della Kronprinsessegade. Il periodo del suo soggiorno danese che va dall’estate del 1948 all’estate del 1950 lo passò a Korsør, in una capanna sulle rive del Baltico, di proprietà dell’avvocato di Céline, priva di gas, elettricità ed acqua. Ma quel che più pesa a Céline è la solitudine. Il 1950, che vede la condanna di Céline da parte del Tribunale di Parigi e la travagliata operazione di Lili a Copenaghen, segna il momento forse più doloroso del suo esilio danese. Lo scrittore viene condannato in contumacia a un anno di carcere da scontare in Francia. Nel 1951, l’amnistia che libera buona parte dei collaborazionisti o commuta le loro pene, e la guarigione di Lili porranno fine al periodo più buio di questa esperienza. Il ritorno in Francia non è tuttavia privo di difficoltà: tutti gli scrittori di sinistra, su tutti Jean-Paul Sartre, chiederanno che sia ignorato e dimenticato da qualsiasi salotto letterario o centro culturale francese. Sartre in particolare lo additò come l’emblema del collaborazionista nel saggio Portrait de l’antisémite (Ritratto dell’antisemita). Nel 1948 Céline aveva replicato a “Tartre” (“tartaro”, com’egli definiva Sartre) con l’articolo A l’agité du bocal (“All’agitato della brocca” espressione gergale che significa “Al tizio in stato di confusione mentale”, tradotto in italiano come All’agitato in provetta). Viene sminuito anche come scrittore, ritenuto una copia di James Joyce, sempre secondo Sartre, cosa che lo farà arrabbiare non poco. Pochi lo difesero pubblicamente: tra di essi vi fu inaspettatamente Albert Camus che scrisse a suo favore durante il periodo del processo, nonostante Céline non lo amasse.

Voici Mik qui va passer te voir fin de mars… Tu saisis? Bien gentil certes… mais tu sais… Ah j’aurais voulu passer tout cela à mon compte… mais il m’est rien rentré. Je comptais sur une petite réédition ici ou là… Fiasco partout – je suis forcé de remettre le voyage de Camus (…) Misère dèchainée, enragée, inlassable… que rien ne fléchit, n’atténue… Et tu sais toujours la bonne humeur, l’entrain, le gout du travail, le bavardage, cette servilité du sourire. La bascule n’est pas loin. Et toi comment biches-tu? Tes incunables? Voici Daragnès. C’est notre première visite depuis ta venue – votre venue! Gracieuse et si subtile madame Villefosse! Nous parlons et pensons bien souvent à vous! d’autant plus de tristesses! (…)

Considerato un originale esponente delle correnti letterarie del modernismo e dell’espressionismo, Céline è ritenuto uno dei più influenti scrittori del XX secolo, celebrato per aver dato vita ad uno stile letterario che modernizzò la letteratura francese ed europea. Partecipò volontario alla prima guerra mondiale, rimanendo ferito gravemente e parzialmente invalido, nonché segnato psicologicamente per sempre dall’esperienza. Per le sue prese di posizione politiche e affermazioni in favore delle potenze dell’Asse, prima e durante la seconda guerra mondiale (si espresse anche in favore del collaborazionismo della Francia di Vichy con la Germania nazista dopo la sconfitta del 1940), esposte in pamphlet violentemente antisemiti, Céline rimane oggi una figura controversa e discussa. Emarginato dalla vita culturale dopo il 1945, il suo stile letterario fu preso a modello da alcuni scrittori che gravitavano attorno alla Beat Generation statunitense. Anche Charles Bukowski aveva grande ammirazione per la prosa letteraria di Céline, tanto da definirlo “il più grande scrittore degli ultimi duemila anni”.

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