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Autore: D'Annunzio, Gabriele
Titolo: Lettera autografa
Data: 1898

D’Annunzio, Gabriele: lettera autografa firmata “Papaletto” indirizzata alla figlia Cicciuzza, al secolo Eva Adriana Renata, inviata da Trieste nel 1898 a Francavilla al mare, come si deduca dalla busta con indirizzo autografo e francobolli con annullo. Una tenera pagina (25 x 18,5 cm.) testimonianza di quel profondo legame affettivo che legò D’Annunzio alla figlia prediletta, corredata da un disegno originale del poeta. In ottimo stato di conservazione.

Cara cara Cicciuzza, io ti ho domandato: – Che vuoi? E tu non mi rispondi! Vorrei mandarti una cosa. Quale? Una bambola. Tanti tanti baci. Paparetto

Lunedì 9 gennaio 1893, alle ore 5.15, la Contessa Maria Gravina Cruyllas, sposata Anguissola partoriva una bimba di nome Eva Adriana Renata, concepita fuori dal matrimonio con il suo amante Gabriele d’Annunzio, che ne riconobbe subito la paternità. La nuova paternità di d’Annunzio – lui già così restio a rimanere prigioniero degli affetti, anche i più intimi –, però non nasceva all’insegna della felicità se già il 31 luglio 1894 scriveva al suo amico e traduttore francese George Herelle: Io sono molto infelice, da due o tre settimane. Sono molto infelice e stanco di soffrire. (…) In queste ultime settimane il mio dolore ha oltrepassato ogni limite umano. Sono in un momento decisivo. Bisogna che io abbia il coraggio di prendere una risoluzione e di eseguirla ad ogni costo. Non passerà infatti molto tempo che Gabriele d’Annunzio riprenderà il suo vagabondare da una città italiana all’altra, dividendosi tra Roma, Firenze, Venezia e Pescara, ma soprattutto da una donna all’altra dividendosi tra vecchi e nuovi amori. La figlia Renata, da subito ribattezzata “Cicciuzza”, gli scriverà una prima lettera non appena imparato a scrivere, all’età di sei anni: Papaletto mio caro, da ieri che ho ricevuto la lettera tua, la porto sempre con me e non mi par vero che tu ti ricordi della tua Cicciuzza. Nasceva in questo modo, tramite lettera, uno dei rapporti genitoriali più profondi che d’Annunzio abbia avuto. Padre di cinque figli, tre legittimi e due naturali, lo scrittore ebbe infatti con Cicciuzza un affiatamento particolare, benché generalmente assai più interessato alla sua produzione letteraria che alla sua progenie. E però Renata-Cicciuzza, dal poeta soprannominata La Sirenetta, sarà l’unica figlia ad entrare in qualche modo a far parte anche dell’opera letteraria: le attenzioni che la figlia riservò al padre a partire dalla sua entrata in guerra, le consentirono di essere e diventare quel personaggio di Sirenetta che, nel Notturno, si fa strumento di scrittura e sostegno ad essa. (Gregorio di Stagio)

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