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Autore: Mastronardi, Lucio
Titolo: Lettera autografa
Data: 1964

Mastronardi, Lucio: lettera autografa firmata di una pagina (29 x 20 cm) indirizzata a Giuseppe D’Agata: 11 novembre 1964.

(…) Quello che accomuna un uomo a un altro, io penso che sia l’ideologia, che in me, è piuttosto confusa. A Viareggio, è stata una serata magnifica (…) In questi tempi ti ho nominato spesso. Degli amici, hanno fondato un circolo di cultura a Vigevano, che è sempre stata la negazione di ogni cultura. Un circolo simile a quello di Bologna, a me mi hanno messo nel comitato d’onore, una volta entrato nel comitato d’onore mi hanno domandato nomi di personalità amiche, disposte a venire a Vigevano a conversare, a fare dibattiti, come si fa in tutti i circoli di cultura. Io ho fatto il tuo nome. Vedi tu. Io spero che accetti, se no, a me mi buttano fuori dal comitato. Io ci tengo, così posso dire a questo paese – Ho cercato di erudirti. Ho fatto quello che potevo! Bifolchi! Di questi tempi ho fatto quasi niente. Solo tre pezzi per l’Unità, dei miei soliti. Sto pensando ad un romanzetto, l’ho anche cominciato ma sono fermo alla seconda frase. Io lascio stare. So che avere fretta, nella scrittura, è una fregatura (…)

Lucio Mastronardi era un maestro elementare, diventato scrittore grazie al suo incontro con Elio Vittorini che vedendo in lui ottime qualità di narratore, lo incoraggiò a proseguire la stesura del romanzo Il calzolaio di Vigevano, che venne poi pubblicato nel 1959 sul primo numero de “Il Menabò”, rivista letteraria a circolazione ristretta per addetti ai lavori; il romanzo procurò a Mastronardi attenzione e considerazione dalla critica; si ricorda in particolare una favorevole recensione di Eugenio Montale sul Corriere della Sera del 31 luglio 1959. Il libro, ripreso in seguito e pubblicato per la casa editrice Einaudi nella collana i Coralli, fu il primo di una trilogia vigevanese; seguirono Il maestro di Vigevano finito di scrivere nel 1960 e pubblicato due anni dopo grazie alle referenze di Italo Calvino, e Il meridionale di Vigevano terminato nel 1963 e pubblicato nel 1964. Le storie ben delineate, il ritratto crudele e spietato della “capitale della calzatura” inserite in seguito nella sceneggiatura del film Il maestro di Vigevano di Elio Petri con Alberto Sordi suscitarono polemiche molte accese, non solo in ambito locale, e qualcuno con un po’ di cattiveria mista a un crudo realismo, trovando delle affinità caratteriali con i personaggi di Giovanni Verga, definì la trilogia i Malavoglia del boom economico italiano. Sperimentale per la scelta stilistica dell’uso sincretico di dialetto, neologismi ed espressioni gergali, profetico nella sua cinica e non pietistica denuncia sociale: gli immigrati ammassati nei ballatoi (chiamati marocchini!); lo Stato predone identificato con il Sud; la crisi del ceto medio impiegatizio e la sotto-cultura dei nuovi arricchiti, fanno di Mastronardi un Gadda “sociale”; consapevolezza stilistica e profondità di analisi danno grande dignità letteraria al limite di un’opera che in questo modo, al contrario, acquista una preveggente modernità. Non è un caso che l’Einaudi abbia di recente ripubblicato la trilogia.

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