Prezzo: euro 150
Autore: AA. VV.
Titolo: autografi

Pirandello, Luigi – Ricci, Corrado – Castelnuovo Tedesco, Mario: foglio di album proveniente dalla raccolta di autografi della contessa Rosa di San Marco. Al recto del foglio, nella parte alta, firma autografa di Luigi Pirandello. Sotto breve pensiero autografo firmato di Corrado Ricci: A Rocca di Papa, ogni albero un usignolo. Il convegno dei Maestri Cantori! Al retro del foglio citazione musicale autografa firmata e datata Firenze 1922 di Mario Castelnuovo Tedesco: 2 battute musicale su pentagramma autografo tratte dal primo Atto dell’opera La Mandragola. Qualche lieve fioritura al foglio ma ben conservato.

Luigi Pirandello (Girgenti, 28 giugno 1867 – Roma, 10 dicembre 1936) drammaturgo, scrittore e poeta italiano, fu insignito del Premio Nobel per la letteratura nel 1934. Per la sua produzione, le tematiche affrontate e l’innovazione del racconto teatrale è considerato tra i più importanti drammaturghi del XX secolo. Tra i suoi lavori spiccano diverse novelle e racconti brevi (in lingua italiana e siciliana) e circa quaranta drammi, l’ultimo dei quali incompleto.

Corrado Ricci (Ravenna, 18 aprile 1858 – Roma, 5 giugno 1934) archeologo e storico dell’arte italiano, fu nominato senatore del Regno d’Italia nella XXVI legislatura. Figlio d’arte, il padre Luigi Ricci (1823-1896) fu uno scenografo e fotografo di successo, seguì gli studi liceali classici parallelamente a quelli artistici presso l’Accademia di belle arti di Ravenna. Dopo il diploma, si iscrisse alla facoltà di legge dell’Università di Bologna. Di nuovo intraprese due studi paralleli: affiancò il percorso degli studi giuridici a quello degli studi letterari ed artistici. Divenne allievo di Giosuè Carducci, che considerò sempre come suo maestro, insieme con il padre. Laureatosi in legge nel 1882, Ricci decise di abbandonare la “carriera” poetica per dedicarsi in maniera continuativa allo studio della storia e dell’archeologia. Dal 1897 direttore nei musei, nelle gallerie e negli scavi di antichità e della Galleria Estense di Modena, nello stesso anno fu incaricato anche della sovrintendenza e della direzione del Museo nazionale di Ravenna, preludio alla nomina come primo Sovrintendente ai monumenti di Ravenna. Tra il 1894 e il 1896 Ricci era stato direttore della Galleria nazionale di Parma, istituzione in cui mise a punto un vero e proprio modello di riordino museografico che comprendeva la ricerca, lo studio ed il riordino inventariale ed espositivo dei beni culturali ai fini del restauro. Applicò questo modello con successo nelle gallerie di Brera e Bergamo, Firenze e Roma. Fece eseguire, inoltre, lavori di studio e di ampliamento del Museo del Bargello di Firenze, delle quadrerie di San Gimignano e di Volterra. Nel 1906 fu nominato direttore generale nel Ministero della pubblica istruzione; fu anche presidente dell’Istituto di archeologia e storia dell’arte di Roma. Nel 1909 fu approvata dal Parlamento una legge da lui fortemente voluta, la n. 364, con la quale si diede il definitivo assetto istituzionale alle Antichità e Belle Arti, disciplinando per la prima volta tutta la materia del patrimonio artistico, archeologico e storico d’Italia. Nel 1923 è nominato senatore del Regno. Nel 1925 fu tra i firmatari del Manifesto degli intellettuali fascisti.

Una giuria composta da Cilea, Franchetti, Vitale, Molinari e Mulè decretò vincitori del concorso annuale per l’opera lirica del Ministero della Pubblica Istruzione (1925) Carmine Guarino con La signora di Challante e Mario Castelnuovo-Tedesco con La Mandragola, la prima esperienza teatrale di un autore già apprezzato nella musica da camera. Secondo Adriano Lualdi, però, recensore della ‘prima’, «i procedimenti squisiti della musica da camera, adoperati in teatro, non possono dare teatro», e l’opera convinse poco, anche se i giornali segnalarono un «successo di viva simpatia». L’eccessiva insistenza sugli spunti popolareschi e la monotonia del recitativo – nonostante la finezza di scrittura di pagine perfettamente riuscite come il prologo, il preludio al secondo atto, l’intermedio notturno e il duetto di Callimaco e Lucrezia nel terzo – spinsero l’autore, su suggerimento di Emil Hertzka, direttore dell’Universal Edition, a elaborare una versione in due atti (Wiesbaden 1928); in seguito, proprio per completare la serata di questa nuova versione, Castelnuovo-Tedesco scrisse il ditirambo Bacco in Toscana.

 

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