Prezzo: disponibile a richiesta
Autore: Rossini, Gioachino
Titolo: Lettera autografa
Data: 1832

Rossini, Gioachino: significativa lettera autografa firmata di una pagina (26 x 20 cm) indirizzata ad un Amico Carissimo, Giovanni Pacini: 16 luglio 1832. Rossini si rivolge al compositore in qualità di protettore del tenore ucraino Nikolaj Ivanov, vittima, assieme ad un altro cantante lirico, Batista Vergè, di complotti non ben definiti. Rossini apprezzava molto Ivanov: lo propose in numerose repliche dei suoi lavori e lo indicò a giovani compositori, come Gaetano Donizetti e Giuseppe Verdi, quale professionista affidabile e voce di sicuro successo. Questo giovò a tal punto al tenore russo che, grazie all’appoggio di Rossini, divenne ben presto uno dei più importanti tenori in Italia. La lettera presenta minimi segni del tempo e qualche marginale fioritura; una copia della lettera è presente all’archivio Pacini del Comune di Pescia.

(…) Dopo aver preso coscienza di una lettera scritta da Vergè a Corticelli di Bologna, nella quale risulta chiaramente che si sta tramando danni non lievi a carico del Vergè e del comune amico Ivanoff, ho consigliato quest’ultimo per concertare in buona fede il mezzo di combattere e trionfare. Tu sai che solo dopo le tue vicessitudini ho indotto Nicolino ad accettare le condizioni, le più discrete che sia possibile. Il Tenore non ha calcolato che il piacere di riprendere la sua carriera con un’opera tua e da te sottoposta in scena, più ancora si è ritenuto fortunato di aggiungere al suo repertorio un tuo nuovo lavoro, cose che edificherebbero anche un macigno. Io ti prego addunque di preparare con Nicolino affinché trionfi il vero merito. Io ho diritto di contare sul tuo senno e sul tuo genio, non dimenticare che è un tuo costante ammiratore e amico che ti prega (…)

Nicola Ivanoff, grande tenore di origini russe, fu cantore alla Cappella di Corte di Pietroburgo dall’età di dieci anni; dopo uno scontro con la burocrazia russa e con lo Zar Nicola I, nel 1830 Ivanoff si stabilì in Italia, a Milano, dove si dedicò agli studi musicali e al perfezionamento della tecnica vocale sotto la guida di Eliodoro Bianchi. Nicola Ivanoff entrò in contatto e frequentò i grandi compositori italiani: Verdi, Donizetti, Bellini e Rossini. Con quest’ultimo, in particolare, Ivanoff strinse una profonda amicizia e un intenso sodalizio culturale e professionale, divenendo l’interprete prediletto delle sue più celebri opere, dalla Gazza Ladra, al Guglielmo Tell, da Otello al Barbiere di Siviglia. Dopo il debutto al Teatro San Carlo di Napoli nel 1832 nella Anna Bolena di Donizetti, Ivanoff iniziò una straordinaria carriera che lo portò a esibirsi come primo tenore assoluto nei più prestigiosi teatri in Italia. Nel 1844 Ivanoff, protetto del Pesarese, venne scritturato per un Ernani in cartellone al Teatro Ducale di Parma e Rossini propose a Verdi di comporre per l’occasione un’aria aggiuntiva per il cantante russo. Ovviamente il Bussetano assecondò la richiesta di Rossini, il quale si premurò di inviare a Verdi – oltre a una lettera di ringraziamento – i versi di un’aria, «Odi il voto, o grande Iddio» che aveva commissionato egli stesso al librettista di Ernani, Francesco Maria Piave. Nel 1846 Ivanoff vestì i panni di Foresto nell’Attila, andato in scena a Trieste e anche in questa circostanza Rossini si rivolse al più giovane collega per chiedergli di inserire nell’opera una romanza per il suo pupillo. In questo caso Verdi fu ad un passo dall’opporre un secco rifiuto di fronte alle inopportune richieste avanzate da Rossini, ma cedette comunque alle pressioni del grande compositore e mise in musica «Sventurato! alla mia vita. / Sol conforto era l’amor,», brano ancora una volta verseggiato dal fido Piave.

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