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Autore: Maroncelli, Piero
Titolo: Lettera autografa firmata
Data: 1831

Maroncelli, Piero: lettera autografa firmata di una pagina, alla quale è unita una minuta autografa di 4 pagine. Maroncelli scrive nel luglio-agosto del 1831 (la lettera non è datata) al signor Yoli, redattore capo del giornale francese “National” per informarlo delle sua detenzione nelle prigioni di Castel Sant’Angelo, avvenuta fra il 1816 e il 1817 a causa della pubblicazione di un Inno a San Jacopo ritenuto dalla polizia austriaca fortemente patriottico e antipapalino. L’intenzione di Maroncelli è di sollecitare l’opinione pubblica francese, mettendola a conoscenza con il suo racconto delle gravi condizioni di repressione e di ingiustizia esercitate dal governo dello Stato della Chiesa e dall’invasore austriaco in Italia: 5 pagine complessivamente (20 x 12,5 cm.): molte le correzioni ed i ripensamenti.

Maroncelli prega il Signor Joli, in nome della Patria che dovrebbe ritenere comune, di correggere il suo racconto tradotto in un cattivo francese, e quindi di pubblicarlo nel “National”. Non si tratta che del breve resoconto della sua detenzione nelle prigioni di Castel Sant’Angelo, che tuttavia Maroncelli ritiene molto importante, anche perché gliene ricorda un’altra, del tutto simile ma ancora più dura, quella dello Spielberg. Sarebbe dunque opportuno divulgare il suo scritto e portare a conoscenza del pubblico ciò di cui bisognerebbe parlare più degnamente e più approfonditamente.

(…) Delle prigioni di Castel Sant’Angelo. L’occasione si presenta per darti, caro amico, notizie nuove circa la nostra situazione, e noi l’accogliamo con ardore. Tu sei libero, e noi in prigione, trattati come dei galeotti, ed esposti all’orrore di una condizione inumana che dipende da un assolutismo di cui non c’è un esempio uguale al mondo… Nelle prigioni del castello noi abbiamo per compagni i nostri amici, che sono anche i tuoi, e cioé il signor Fedeli, Vicini, Accursi, Emiliani, Bondoli, Roncaldier, Bianchini ed altri: in tutto 33. Tre amnistie sono state formulate dal Papa, ma tutte illusorie, e fatte per gettare della polvere sugli occhi dei carcerati che le hanno reclamate. Molte persone in virtù di queste amnistie non sono state messe ancora in libertà: al contrario molte sono state già condannate … dopo aver trascorso cinque mesi di oblio fra i violentatori e gli assassini. (…) Le condanne inflitte sono state le seguenti: alcune alla morte, altre alla prigione eterna; in alcuni casi non sono state eseguite per intercessione del Signor di S.te Aulaine, grazie al quale sei francesi hanno ottenuto la grazia di essere trasportati a Civitavecchia su un carretto, catena alle mani e ai piedi, e da là, con una nave francese, verso la loro terra. (…) Quanto a noi, i nostri processi sono stati istruiti contro tutte le regole procedurali: ci tengono nascosti i capi d’accusa per i quali siamo imputati; qualsiasi tipo di difesa ci è interdetta; e così siamo lasciati tra le grinfie degli avvoltoi che dovrebbero essere i nostri giudici. Ed ecco l’effetto dell’amnistia! Sarà vero che il Signor di S.te Aulaine, come egli sostiene, sia interessato a noi; sia almeno possibile sperare però che egli sia più sincero di coloro che assicurano di aver ottenuto dai soggetti vicini al Pontefice delle istituzioni liberali, mentre è stata ricevuta dal cardinale (?) una risposta formale a questo riguardo, nella quale sua santità protesta che egli si sarebbe affidato piuttosto alle mani della divina Provvidenza, anzi che cedere al Re di Francia su di un punto che attiene ai suoi interessi. Per ribattere ad una tale risposta, il Signor Aulaine e il suo Governo non hanno l’impudenza di richiamarsi in nome delle istituzioni liberali all’Editto del 5 luglio che ci rende tutti liberi dall’antico dispotismo? E’ da qui che hanno origine tutti i mali delle Province: qui accade anche che la popolazione che adesso non viene più assoldata fra i Preti, come durante la Rivoluzione, sia caduta nella più pressante miseria, dalla quale non vede il modo di uscire a causa del cattivo governo a cui è soggetto tutto lo Stato della Chiesa. Sarebbe sufficiente una scintilla, e la popolazione si infiammerebbe, specialmente se la nuova Camera, Assemblea di Francia sarà ciò che dovrebbe essere: è da essa unicamente che dipende la vita o la morte del Liberalismo Europeo.

Piero Maroncelli (Forli, 1795 – New York, 1846), patriota, musicista e scrittore italiano. Egli conobbe i primi problemi con la giustizia già nel 1813, quando studente di musica a Napoli, dove ebbe come condiscepolo Gaetano Donizetti e come maestro Giovanni Paisiello, fu espulso dal Conservatorio Musicale per aver fondato una società segreta detta della “Colonna Armonica”. A Roma venne in seguito dichiarato eretico e sedizioso, e scontò un anno di carcere nelle tetre segrete di Castel Sant’Angelo per un Inno a S. Jacopo, come lui stesso racconta nella lettera di seguito descritta. Partecipò attivamente alla Carboneria e per questo fu imprigionato nel 1817 a Forlì. Passò a Milano, dove conobbe Silvio Pellico, e partecipò alle attività carbonare nella setta dei Federati. Fu arrestato nel 1820 con lo stesso Pellico. Entrambi furono sottoposti a processo e condannati a morte. La pena fu però commutata in 20 anni di carcere duro, da scontarsi nella fortezza dello Spielberg a Brno in Moravia. Il 10 aprile 1822 i due amici entrarono allo Spielberg e ne uscirono il 1º agosto 1830. Nel 1832 Maroncelli andò esule a Parigi.

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