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Autore: Lattuada, Alberto
Titolo: Lettera autografa

Lattuada, Alberto: 6 lettere autografe firmate indirizzate ad Alfredo Fabietti: 19581962.

Alfredo Fabietti, scrittore e traduttore, esordisce nel 1924 con il romanzo per ragazzi Birilli campanaro. Scrisse romanzi e raccolte di racconti molti dei quali indirizzati ad un pubblico di ragazzi; nel 1936 vinse il premio letterario «Diritti della scuola» con il romanzo Sole di novembre. Fu anche prolifico traduttore specialmente di letteratura francese, ma tradusse anche dall’inglese, dal tedesco e dal russo. Con l’approssimarsi della seconda guerra mondiale la sua produzione letteraria andò rarefacendosi. Fu il primo sindaco di Cetona nel 1944, rappresentando il Comitato di Liberazione Nazionale.

A) Cartolina illustrata autografa firmata (9 x 14 cm.) raffigurante l’immagine della banda della Guardie scozzesi durante il cambio della guarda a Buckingham Palace: 18 agosto 1958. (…) Ricambio tutti gli auguri di bene a te e alla tua famiglia. Sto lavorando come un cane alla edizione americana del filmone. Speriamo bene giacché questo passo è su un piano davvero internazionale (…)

B) Lettera autografa firmata di una pagina e mezzo (18 x 11,5 cm.) datata 5 gennaio 1959. Conservata la busta con francobollo ed annullo postale. (…) Con grande affetto ricambio con Carla e Alessandro i tuoi auguri. Sono felice di sapere che lavori con tanto fervore perché questo è un segno di creatività e di vitalità indubitabili. Io farò un viaggio di studio e sarò assente circa due mesi. Il successo della Tempesta è completo e la carta giocata mi apre vaste e nuove possibilità di lavoro nel campo internazionale (…)

C) Biglietto autografo firmato (9,5 x 11,5 cm.) di 11 righe; conservata anche la busta con francobollo ed annullo postale da cui si evince la data: 8 febbraio (1959). (…) Anche se non ci scriviamo però l’amicizia è al di sopra dei silenzi. Presto riprenderò la macchina da presa per girare tre film uno dopo l’altro. Il film sulla resistenza si deve fare, è vero, come tu dici (…)

D) Lettera autografa firmata di 2 pagine (18,5 x 11,5 cm.) su carta intestata Alberto Lattuada: 10 agosto 1959. Conservata la busta con mancanze per asportazione del francobollo. (…) Sto lavorando a varii progetti che richiedono mesi di studio: tra questi c’è anche “La steppa” in una chiave che reputo assai sorprendente perché al di fuori degli schemi usuali del film. Molti cari auguri a tutta la tua famiglia e a te per il lavoro che porti avanti con tanta fecondità. Noi tutti bene e in armonia. Io ho fatto qualche viaggio sino al Giappone e India (…)

E) Cartolina illustrata (11 x 15 cm.) raffigurante Palace de la Concorde a Parigi. Al retro 9 righe autografe firmate: Parigi 29 settembre 1960. Francobollo con annullo. (…) Grazie della lettera. Sono al lavoro per il terzo film. Presto uscirà il primo superando, con qualche perdita, le noie della censura

F) Lettera autografa (21,5 x 14,5 cm.) firmata e datata di una pagina: 7 febbraio 1962. Conservata la busta con francobollo ed annullo postale. (…) Mi fa molto piacere tutto quello che mi dici del mio lavoro e leggo nelle tue parole un grande e costante affetto che ricambio di cuore. Per fortuna sei uscito dal periodo nero. Carla ha sofferto in questi anni di … e gravi attacchi di esaurimento e abbiamo tutti avuto i contraccolpi di tali alti e bassi insidiosi. Ora tutto sembra andare per il meglio. I figli bene e il mio lavoro sempre intenso (…)

Lattuada nasce a Milano il 13 novembre 1914. Alla fine degli anni ’30, insieme a Mario Ferrari e Gianni Comencini getta le basi di quella che diventerà la Cineteca italiana che avrà il merito di salvare opere come Femmine folli di Erich von Stroheim, Il monello di Chaplin, alcuni capolavori di Fritz Lang e René Clair, nonché la Lulù di Pabst e L’angelo azzurro di Sternberg. Dopo essersi interessato di fotografia e di critica cinematografica, collabora in veste di sceneggiatore e aiuto regista a Sissignora e Piccolo mondo antico (Mario Soldati, 1941). Esordisce nella regia con Giacomo l’idealista (1942). Un debutto anche per Carlo Ponti come produttore. Considerato nel primo dopoguerra uno dei più originali esponenti del neorealismo, successivamente mostra di prediligere la trasposizione delle opere di grandi autori come Riccardo Bacchelli (Il mulino del Po, 1949), Gogol (Il cappotto, 1952), Verga (La lupa, 1953). Nel 1951 Anna incassa un miliardo in Italia e viene ugualmente acclamato negli Stati Uniti, grazie anche alla presenza della Mangano, futura figlia del capitano nella megaproduzione La tempesta (1958). Già dagli anni ’50 i suoi film incorrono nelle ire della censura, come La spiaggia (1954), dove non esita a denunciare pregiudizi e ipocrisie della morale piccolo borghese nei confronti di una prostituta. In seguito pur continuando a portare sullo schermo opere letterarie, realizza un cinema aderente alla vita contemporanea e mostra un vivo interesse per il mondo dell’adolescenza, o meglio per quel magico periodo di passaggio che fa diventare una ragazzina una donna. Con Guendalina e I dolci inganni (1960) porta al successo due giovanissime Jacqueline Sassard e Catherine Spaak, a cui seguiranno altre celebri fanciulle in fiore, come Ewa Aulin (Don Giovanni in Sicilia, 1967), Teresa Ann Savoy (Le farò da padre, 1974), Nastassja Kinski (Così come sei, 1978) o Barbara De Rossi e Clio Goldsmith (La cicala, 1980). Dopo aver subito i tagli della censura per queste educazioni sentimentali troppo esplicite per gli anni ’60, si diverte a catapultare Ugo Tognazzi in un ‘harem’ composto da tre zitelle, le sorelle Tettamanzi, talmente vogliose di un uomo che sono anche disposte a spartirselo, anche a letto (Venga a prendere il caffè…da noi, 1970, dal romanzo di Piero Chiara “La spartizione”).

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