Prezzo: disponibile a richiesta
Autore: Alfieri, Vittorio
Titolo: Opere postume
Editore: Piatti
Data: 1806

Alfieri, Vittorio: Opere postume, Londra 1804 (ma Firenze, Piatti, 1806), 22,5 x 14 cm. XIII volumi legati in piena pelle marezzata verde con titoli in oro al dorso su tassello rosso; decorazioni in oro alla parte alta e bassa del dorso diviso a scomparti; tagli della legatura decorati in oro con bulino; carte di guardia marmorizzate, segnalibro in seta.

Volume I: pp. 282, (2); Volume II: pp. 297, (3); Volume III: pp. (4), 106, (4); Volume IV: pp. 248; Volume V: pp. 362, (2); Volume VI: pp. 330, (2); Volume VII: pp. (4), 256, (2); Volume VIII: pp. 287; Volume IX: pp. 320; Volume X: pp. 340, (2); Volume XI: pp. 77, (1 bianca), IV; Volume XII: pp. 292, (4); Volume XIII: pp. (4), 316, (8) pagine numerate, compresi il frontespizio di ciascun tomo nonché vari frontespizi in apertura di ogni sezione della raccolta. Testo in lingua volgare ed elegante carattere prevalentemente tondo. Fuori testo, collocati come antiporta in apertura dei tomi XII e XIII, due belle tavole all’acquaforte su matrice di rame, rappresentanti la prima il ritratto dell’autore, inciso da G. Cantini sotto la direzione di R. Morghen, su disegno di L. Scotti tratto da un dipinto di F. X. Fabre; la seconda tavola, raffigura il sepolcro di Alfieri eretto da Canova in Santa Croce a Firenze. Uno dei rarissimi esemplari stampati su carta forte, che misura oltre 22 cm. di altezza contro i 17 cm. della edizione su carta comune. A parte rari e lievissimi puntini di ruggine su poche carte di qualche volume, e una leggerissima scoloritura del dorso delle legature, magnifico esemplare in ottimo stato di conservazione. Benché non vi sia ex libris, la copia proviene dalla biblioteca di Tammaro De Marinis.

La pregevole raccolta è la prima edizione postuma delle opere di Vittorio Alfieri, compresa la celebre autobiografia. L’impressione, benché rechi la falsa indicazione di luogo “Londra”, fu eseguita a Firenze per i tipi di Piatti. La silloge offre la possibilità di approfondire la conoscenza di aspetti meno evidenti della produzione del celebre tragediografo astigiano. Al tomo I sono compresi Abele. Tramelogedia qui in prima edizione e i volgarizzamenti dal greco delle due tragedie Alcesti di Euripide qui in prima edizione; al tomo II i volgarizzamenti dal greco delle tragedie I Persiani di Eschilo e Il Filottete di Sofocle, nonché la traduzione dal greco della commedia Le Rane di Aristofane; tomo III le Satire; al tomo IV la traduzione dal latino de La Guerra di Catilina e La Guerra di Giugurta di Sallustio; ai tomi V e VI la traduzione dal latino delle commedie di Terenzio; ai tomi VII e VIII la traduzione dell’Eneide di Virgilio; ai tomi IX e X le Commedie di Alfieri; al tomo XI le Rime di Alfieri; ai tomi XII e XIII la Vita di Vittorio Alfieri da Asti scritta da esso qui in prima edizione assoluta.

Scritta a Parigi tra il 3 aprile del 1790, Sabato Santo, e il 27 maggio, fino al capitolo XIX dell’Epoca Quarta, la Vita di Vittorio Alfieri venne risistemata a partire dal 4 marzo 1798. Ricopiata nel 1803 fino al 2 maggio, il 4 maggio il poeta ne riprese la narrazione, portandola fino al 14 maggio 1803. Il poeta morì pochi mesi dopo, l’8 ottobre dello stesso anno. L’opera rimase incompiuta e venne pubblicata postuma nel 1806, con una datazione falsa (“Londra, 1804”). L’interesse di Alfieri per la scrittura autobiografica si manifesta ancora prima della tardiva conversione letteraria. Fin da giovane scrisse delle memorie poi andate perdute e dal 1774 al 1775 tenne un diario in francese. La prima stesura della Vita di Vittorio Alfieri risale al 1790. Scrivere un’autobiografia a poco più di quarant’anni può sembrare prematuro, ma non quando si ha avuto il destino di vivere un’esistenza avventurosa e piena d’intensità come quella del poeta. Precursore della sensibilità romantica, l’Alfieri è stato un appassionato cosmopolita che Giacomo Leopardi definì “vero scrittore, a differenza di quasi tutti i letterati del suo e del nostro tempo“. Nel Settecento fu grande la fortuna del genere autobiografico; l’opera di Alfieri fu influenzata infatti dalle Memorie di Carlo Goldoni, pubblicate nel 1787, e da Les confessions di Jean-Jacques Rousseau. Leggendo la Vita di Vittorio Alfieri, straordinario documento di introspezione, di gran lunga la migliore autobiografia del nostro Settecento, “e forse non solo del Settecento”, si resta abbagliati dalla radicalità dello sguardo retrospettivo che l’autore getta sulla sua storia: tutto viene considerato alla luce di un fatto sconvolgente, dopo del quale niente fu come prima: l’insorgere di una vocazione alla poesia, prepotente e decisiva, alla quale lo scrittore si piegò, risultando così paradossalmente umile, di contro all’immagine stentorea che egli stesso volle lasciare ai posteri; è sufficiente pensare all’ostinata determinazione del famoso “volli, sempre volli, fermissimamente volli”, forse l’unica frase alfieriana che tutti conoscono. La Vita va letta a ritroso: tutti gli avvenimenti che precedono il sorgere della grande rivelazione “sono visti come anticipazioni dell’irresistibile vocazione poetica”. A giudizio di Luperini, il vero tema del libro “non è tanto il recupero di tutto il passato, o il racconto degli episodi romanzeschi e avventurosi di cui Alfieri è stato protagonista, quanto la rievocazione delle tappe che gli hanno permesso di diventare scrittore. L’esperienza vissuta non viene solo narrata, ma anche giudicata in rapporto alla scoperta della propria identità, che avviene con l’approdo alla letteratura

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