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Autore: Nievo, Ippolito
Titolo: Rivista
Data: 1856 - 57

(Nievo, Ippolito): Quel che si vede e che non si vede. Tutto il pubblicato. Pagine 80 (35,5 x 26 cm.) a numerazione continua, con molte illustrazioni litografiche nel testo anche a piena pagina. 10 numeri, per un totale di 2 mesi di vita, rilegati in carta decorata coeva. Fondato a Venezia, il primo numero uscì nel novembre del 1856. Ebbe periodicità irregolare a causa delle molte difficoltà che incontrò nella sua breve vita: numerose infatti furono le multe e le ammonizioni della polizia austriaca. Il giornale subì anche una sospensione per un trimestre, ma riprese poi le pubblicazioni cessandole definitivamente nel gennaio 1857. Ne fu direttore Leone Fortis ed ebbe tra i suoi principali collaboratori Fusinato, Cletto Arrighi, Carlo Baravalle, Luigi Capranica, Raiberti. Quasi tutti gli articoli presenti nel giornale erano firmati con pseudonimi per non incorrere nelle severe pene della polizia austriaca. Ippolito Nievo pubblicò su Quel che si vede e non si vede, per la prima volta, i Bozzetti Veneziani che saranno poi raccolti nel canzoniere Le Lucciole. Ma contribuì probabilmente anche con altri scritti satirici celati sotto pseudonimo. Assai raro.

Nel 1855, Nievo riceve una proposta di collaborazione dal giornale milanese ‹‹Il Caffè›› di Vincenzo De Castro, al quale invia una serie di componimenti poetici, il primo si intitola La nebulosa, sotto il titolo unico di Lucciole, lo stesso titolo ha poi il volume che le raccoglie. Nell’opera, uscita come strenna per l’anno nuovo 1858, a Milano, entreranno le poesie pubblicate su ‹‹Il Caffè››, la silloge di versi Le nuvole d’oroNote d’amore, scritta per nozze nel ’56, e i versi pubblicati su ‹‹La Ricamatrice››, ‹‹Quel che si vede e quel che non si vede›› e ‹‹Il Pungolo››. Proprio sul settimanale veneziano ‹‹Quel che si vede e quel che non si vede››, il 2 novembre 1856, esce il primo di una serie di brevi componimenti poetici, raggruppati sotto la denominazione generale di Bozzetti Veneziani, a cui ne seguiranno solo altri sei per la chiusura del giornale, che riprese vita a Milano con altro titolo, ‹‹Il Pungolo››.

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