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Autore: Munari, Bruno
Titolo: Lettera autografa
Data: 1929

Munari, Bruno: interessante documento manoscritto firmato (30 x 21 cm.) relativo alle opere futuriste presentate dal giovane Gruppo Futurista milanese di cui Munari era il principale animatore, alla Ia Quadriennale d’Arte Nazionale a Roma nel 1931: 2 pagine su carta intestata “Munari” datate 24 dicembre 1929. Munari scrive al segretario generale Alfredo Biagini inviandogli i nomi dei futuristi che avrebbero partecipato alla mostra romana e il relativo elenco di quadri che ciascun autore avrebbe esposto. Molto rare le lettere di Munari di quest’epoca. Rinforzo al verso, ma ben conservato. Documento importante.

Dopo essersi presentato nel 1926 in occasione di una serata futurista a Marinetti entusiasta della lezione futurista che ha appreso attraverso la lettura di Pittura scultura futuriste (dinamismo plastico) di Boccioni, Munari decide l’anno seguente di aderire al Futurismo. Le vicende del futurismo milanese negli anni Trenta iniziano con un drammatico passaggio ditestimone. Nel gennaio 1930, a nemmeno trentacinque anni, muore Fedele Azari, artista ma soprattutto animatore del movimento lombardo. Il suo ruolo viene raccolto da Munari, che fin dal 1929 era stato riconosciuto dal poeta Marinetti come leader del nucleo milanese. In questa nuova veste sul finire del 1929 Munari scrive al segretario generale della Prima Quadriennale Romana per informarlo sulla presenza dei pittori futuristi milanesi e per inviargli un elenco di opere che gli stessi, compreso Munari, intendono esporre. Dal 5 gennaio al 15 agosto del 1931 ha luogo la Iª Quadriennale d’Arte Nazionale, a Roma. Munari espone cinque opere circa, nelle quali le soluzioni pittoriche sono varie e segnano appunto un momento di evoluzione in atto, dal “meccanico”, come presupposto ancora notevolmente vigente, all’aereo e al cosmico come possibilità. Alquanto deciso e negativo il giudizio di Alberto Spaini, già fervente novecentista bontempelliano, sull’eposizione: “Molti giovani (la seconda ondata futurista) si rivelano qui. Che sono tutti sotto l’impressione di Prampolini e le loro opere, anche se non sono prive di merito, mancano di un carattere fortemente personale: Oriani, Munari, Rosso, Ricci, Duse si confondono fra loro e pestano tutti la stessa acqua nel mortaio (…) Ne dà notizia anche Marziano Bernardi sul quotidiano “La Stampa”: (…) Un passo indietro invece, verso ogni abbandono della realtà oggettiva, verso il regno della sensibilità pura individuale senza controllo di umanità universale, ed eccoci se non dentro, almeno sulla soglia della sala dei futuristi, da Giacomo Balla a EnricoPrampolini, da Gherardo Dottori a Benedetta, da Fillia allo scultore Mino Rosso ancora una volta esalatore della bella materia plastica, da Fortunato Depero a Pippo Oriani, da Bruno Munari ad Antonio Marasco (…)

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