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Autore: D'annunzio, Gabriele
Titolo: Francesca da Rimini
Editore: Treves
Data: 1902

D’Annunzio, Gabriele: Francesca da Rimini. Tragedia, Milano, Treves, 1902, 24 x 18,5 cm. Legatura di lusso in piena pergamena; titolo in oro al dorso e bella impressione in oro al centro del piatto anteriore: corona d’alloro con al centro un libro, una spada ed il motto “Noi leggevamo”; pp. (16), 289, (7). Precede la tragedia la canzone Alla divina Eleonora Duse seguita dal “Commiato” dedicato a Rimini città del silenzio ed in particolare al suo Tempio Malatestiano. La ricca decorazione del volume è di De Carolis della cui arte appare qui la prima maniera riflettente i modi ed il gusto di Walter Crane e William Morris. Alla terza carta bianca interessante dedica autografa firmata e datata (1902) di Gabriele D’Annunzio al pittore Basilio Cascella. Legatura brunita per esposizione alla luce; per il resto esemplare in eccellente stato di conservazione. Edizione originale.

Basilio Cascella, personaggio multiforme che fu pittore, ceramista, litografo, editore diede l’avvio a quella bottega d’arte che fu frequentata dai più rappresentativi artisti abruzzesi dell’epoca. Dal 1879 si stabilisce a Napoli ed entra in contatto con molti altri artisti, tra cui Domenico Morelli e Francesco Paolo Michetti. La sua opera si rifà esplicitamente al Verismo. Nel 1889 si sposò ad Ortona con la Guardiense Concetta Palmerio, figlia del veterinario Francesco Paolo Palmerio e sorella di Benigno anch’egli veterinario, che ricoprì l’incarico di segretario di Gabriele d’Annunzio alla Capponcina negli anni dal 1898 al 1910. Nel 1885 tornato nella sua città natale, Cascella riannoda i rapporti con Michetti ed entra a far parte del suo cenacolo, frequentato all’epoca da Gabriele D’Annunzio, Francesco Paolo Tosti, Costantino Barbella ed altri noti artisti, letterati e uomini di cultura abruzzesi. Su un terreno in via Acacie concessogli dal Consiglio Comunale, a patto che provvedesse ad erigervi un laboratorio artistico di pittura ed arti affini, apre uno stabilimento cromolitografico che divenne ben presto una bottega artistica poliforme. Ed è qui che nasce il progetto della fondazione di una elegante rivista di arte e letteratura dedicata alla sua regione L’Illustrazione abruzzese, che voleva essere lo strumento di valorizzazione e promozione della rinascita culturale della regione: tra i collaboratori spicca Gabriele d’Annunzio. Della rivista Basilio fu oltre che l’ideatore anche il coordinatore e principale illustratore, dando alcune delle sue maggiori prove grafiche. Per motivi economici la rivista cessò di essere prodotta dopo l’uscita del quinto numero. Seguì la pubblicazione dell’editoriale L’Illustrazione Meridionale, rivista alla quale collaborarono, tra gli altri, Matilde Serao, Edoardo Dal Bono e Salvatore Giacomo, seguita da una seconda serie di L’Illustrazione abruzzese, cui seguì La Grande Illustrazione. Collaborano alle riviste, tra gli altri, Luigi Pirandello, Umberto Saba, Gennaro Finamore, Filippo Tommaso Marinetti, Sibilla Aleramo, Matilde Serao, Grazia Deledda, Ada Negri, Guido Gozzano e Giovanni Pascoli. Sono questi gli anni anche delle importanti produzioni litografiche tra le quali spicca quella raffigurante Il ritratto di Donna Luisa De Benedictis, madre di Gabriele d’Annunzio e che Basilio Cascella consegnò direttamente al poeta giunto a Chieti nel giugno del 1904 per assistere alla prima rappresentazione teatrale de La Figlia di Iorio presso il Teatro Marruccino di Chieti.

Francesca da Rimini è una tragedia in versi e in cinque atti scritta nel 1901. La prima rappresentazione avvenne al teatro Costanzi di Roma il 9 dicembre 1901, con Eleonora Duse nella parte di Francesca da Rimini e Gustavo Salvini nel ruolo di Paolo. La tragedia è ispirata a un episodio del quinto canto dell’Inferno di Dante Alighieri. Venne musicata da Riccardo Zandonai nel 1914: la prima ebbe luogo al Teatro Regio di Torino.

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