Prezzo: disponibile a richiesta
Autore: Levi, Carlo
Titolo: Cristo si è fermato a Eboli
Editore: Einaudi
Data: 1945

Levi, Carlo: Cristo si è fermato a Eboli, Torino, Einaudi, 1945, 22 x 16 cm. Brossura editoriale con sovraccoperta illustrata da un opera di Carlo Levi; pp. 243, (5). Stampato nella collana “Saggi” su carta povera in condizioni precarie a causa della guerra, il libro presenta alcune imperfezioni: una scoloritura al dorso del volume; un piccolo segno a biro nella parte bassa della copertina anteriore; una mancanza di 3 x 2 cm circa alla parte alta destra della sovraccoperta, che ha minime lacune anche ai piedi del dorso. Raro, specialmente completo della fragile sovraccoperta. Edizione originale.

In Cristo si è fermato a Eboli Levi raccontata l’esperienza del confino in Lucania per motivi politici subito dall’autore tra il 1935 e il 1936. Il protagonista, giunto nel paesino di Aliano (che nel libro prende il nome di Gagliano), deve confrontarsi con la profonda lontananza della campagna lucana dal mondo moderno e dallo sviluppo culturale e tecnologico della società: il titolo, modellato su un proverbio del luogo, identifica appunto la civiltà con “Cristo”, e spiega che quest’ultimo si è fermato ad Eboli, parecchi chilometri più a nord di questo mondo arcaico. Si tratta di un confronto tra un giovane intellettuale, scrittore e pittore, esponente della buona borghesia torinese e coinvolto politicamente nella lotta al fascismo e vittima delle persecuzione del regime (Carlo Levi fa parte del movimento “Giustizia e libertà”, fondato nel 1928 da Carlo Rosselli), e una realtà contadina e rurale legata ancora a tradizioni pagane, superstizioni e stregonerie varie, e succube di una borghesia parassitaria, che vive sulle spalle di gran parte della popolazione locale, priva di qualsiasi strumento di ribellione e riscatto. Gli abitanti di Gagliano colpiscono subito la fantasia dello scrittore; l’attenzione antropologica dell’autore per questa realtà così distante dal suo mondo di provenienza si mescola con la narrazione dei mesi di confino. Levi descrive le figure più emblematiche che incontra (dalla domestica Giulia, che svolge anche la professione di “strega”, fino al parroco don Trajella e al “sanaporcelle”, a metà strada tra un mago e un veterinario) e fissa anche alcuni caratteri di fondo della cosiddetta “questione meridionale”. Per il contadino lucano, infatti, lo Stato unitario è un’entità astratta e sconosciuta, spesso visto come un nemico terribile e incomprensibile, che impone la sua presenza e al quale bisogna solo rassegnarsi. Se il narratore è attratto dal mondo contadino, egli prova ribrezzo per i pochi rappresentanti della classe borghese, cui imputa le disastrate condizioni di vita del paese. Questi personaggi, spesso collusi col potere fascista, sono descritti in maniera caricaturale, insistendo sulle loro manie comportamentali o sulla loro miseria etica. Per tutti questi motivi, Cristo si è fermato ad Eboli non è solo un romanzo autobiografico, ma anche un’attenta analisi storico-politica sul Meridione e sulle ragioni della sua cronica arretratezza; non a caso, il libro venne inizialmente pubblicato da Einaudi in una collana di saggistica, suscitando un dibattito acceso anche in Parlamento. Se per Italo Calvino il protagonista “è un uomo impegnato nella storia che viene a trovarsi nel cuore d’un Sud stregonesco, magico, e vede che quelle che erano per lui le ragioni in gioco qui non valgono più, sono in gioco altre ragioni, altre opposizioni nello stesso tempo più complesse e più elementari”, l’intento di Levi è quello di unire narrazione romanzesca e messaggio etico-politico da destinare all’Italia appena uscita dalle devastazioni del secondo conflitto mondiale. Il romanzo di Carlo Levi Cristo si è fermato a Eboli è uno dei libri più importanti della letteratura italiana.

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