Prezzo: euro 120
Autore: Palazzeschi, Aldo
Titolo: Il doge
Editore: Mondadori
Data: 1967

Palazzeschi, Aldo: Il Doge, Milano, Mondadori, 1967, 19,5 x 12 cm. Cartone editoriale con sovracoperta (lievi mancanze alla parte alta del dorso; una leggera gora alla parte alta destra); pp. 188, (6). Dedica autografa firmata e datata (1970) di Palazzeschi: Alla cara amica e alla sua poesia che mi è cara da tanto tempo con tutto il mio affetto … (La dedica anche se nella riproduzione appare sfocata al lato sinistro, è in perfetto stato di conservazione). Leggere note a matita della cara amica all’ultima carta bianca. Edizione originale.

In una Venezia contemporanea, ma che oggi si chiamerebbe “ucronica”, che non ha mai smesso di essere una repubblica, e dove il regno dei Dogi dura ininterrotto, una domenica mattina gli altoparlanti annunciano che il Doge si affaccerà dal Palazzo reale per un annuncio importante. Turisti e abitanti della città affollano la piazza. Quale sarà il motivo? Annuncerà la guerra? Proclamerà la rivoluzione? O legalizzerà la poligamia? Avvierà un’era di benessere o di sciagura? Ma il Doge non si presenta. E neanche il giorno dopo, gettando la folla nella costernazione… Il Doge non è fra i romanzi più famosi dello scrittore fiorentino. Eppure al suo apparire suscitò grande clamore fra la critica, che si sbizzarrì nel cercare interpretazioni sulla figura del Doge, dicendosi stupefatta per la sua sperimentalità narrativa e stilistica. Infatti nel romanzo non ci sono personaggi definiti; solo tre nomi propri compaiono; Sofia Loren, diva dai stupendi gioielli, Dante Alighieri, noto esploratore che dopo aver visitato l’aldilà si accinge a partire per il Polo Nord, e il bambino Carlo, simpatico monello delle calli veneziane. Ma nessuno assurge a una vera identità, come non ce l’ha il Doge, vagheggiato e favoleggiato in mille modi, ma di fatto impersonale (tranne forse alla fine). Non ha quasi dialoghi, se per dialoghi si intende la descrizione puntuale di frasi pronunciate da un personaggio. Solo tre volte simili battute compaiono chiuse fra virgolette e attribuite a una persona specifica. Quasi tutto il libro descrive le reazioni la folla all’enigmatico comportamento del Doge, la ridda di ipotesi, le chiacchiere più o meno inconcludenti sul suo misterioso annuncio, sulle sue oscure motivazioni. È una folla divisa in categorie – turisti, abitanti, gondolieri, scienziati, giornalisti, comari – ma in cui nessuno assume un’identità precisa, che Palazzeschi sa rendere vitalissima e reale, trascinandoci in un vortice che è insieme linguistico e pittorico. L’autore in qualche modo fa sua la lezione di Joyce e Svevo, ricorrendo a una specie di ipnotico “flusso di coscienza” di massa, invece che individuale. Quasi senza soluzione di continuità, Palazzeschi non fa che accumulare l’immane vociare di questa moltitudine con una ricchezza lessicale e allo stesso tempo con una fantasia descrittiva che hanno pochi eguali nella letteratura italiana. (…) Il Doge ha una conclusione che sfocia con prepotenza nel surreale e nello strabiliante. Palazzeschi si rivela ancora una volta un funambolo narrativo capace di spiazzare il lettrore. (Mario Luca Moretti)

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