Prezzo: disponibile a richiesta
Autore: Parronchi, Alessandro
Titolo: Replay
Editore: Garzanti
Data: 1980

Parronchi, Alessandro: Replay, Milano, Garzanti, 1980, 22 x 14,5 cm. Tela editoriale con sovracoperta; pp. 146, (4). Copia appartenuta alla poetesa Lea Canducci: dedica autografa firmata e datata (1988) di Alessandro Parronchi a Lea Canducci. Edizione originale.

Nel volume sono presenti alcune significative note autografe della poetessa Lea Canducci: a pagina 16, 6 righe a biro blu commentano la poesia “Assemblea” e altre 5 righe a pagina 19 approfondiscono le note rivolte allo stesso componimento: (…) Descrizione sentimentale interrotta improvvisamente da presa di coscienza che si traduce in secchezza espressiva. E’ impedita così la caduta nel sentimentalismo … Altre brevi note a matita si trovano a pagina 41 al termine della poesia Le tre città; e poi ancora a pagina 63, a pagina 73, 95, 109, 116, 125, 132. A pagina 138 le note estesissime sono scritte a biro nera: 18 righe su due colonne costituiscono un lungo ed elaborato commento al testo poetico il cui incipit è: Dopo una certa età … A pagina 139, 8 righe a biro blu commentano la poesia: Quando quel sasso solitario non darà … Scrive Lea Canducci: (…) Drammaticità dell’accettazione mortificante della vita … Abituati a letture di poeti da laboratorio … leggere Parronchi sembra rischio di vivere. Un certo moralismo è il rischio del libro. Il poeta sembra rendersene conto. (…) L’illusione come meccanismo di pensiero, che è la prima faccia del modo di vivere l’esistenza, l’altra è la tenacia da sembrare alle volte disilussione, negazione di una realtà (…)

Scrive Elio Pecora a proposito della poesia di Lea Canducci: (…) Sono vari e complessi i temi e fitti e dolorosi gli eventi da cui muove questo far poesia. Sono numerosi i poeti evocati, da Marina Cvetaeva a Montale, da Caproni a Bertolucci, da Amelia Rosselli a Sanguineti: il che certo significa una riposta corrispondenza, una inebriante e pure patita empatia. Le città, dalla Milano dell’infanzia e della prima giovinezza, alla Roma degli anni maturi – velati da una sottile malinconia – restano i luoghi di un’esistenza affaticante e amata in pari misura. Su tutto e in tutto preme la Storia con le sue illusioni e le sue rovine. E se la memoria degli anni di guerra, il dolore per il padre deportato nei campi nazisti, cedono all’aspra conclusione che “non si annullano le colpe”, nell’attenzione al presente si alternano comprensione e spietatezza come è proprio di chi non smette un solo istante di controllare “le orme del suo campo minato”. Vincerebbe la sconsolatezza se non resistesse un filo, anche solo un filo di luce, che guida verso territori da percorrere “senza timore di deserti, di paludi”. E sono i territori della poesia, quelli che rendono dietro ogni negazione “insuperabile” il sorriso.

… E per quanto si cerchi / scampo nella dimenticanza / nessuno può far sì / che nella notte non s’ode battere il suo martello / perforante sul fondo delle nostre convinzioni, del nostro passato, / finché una voragine non s’apra, il cielo non vi cada a pezzi e il vento / trasformato in un tragico risucchio / non si beva quel che siamo quel che fummo / in un’epoca felice non più vera / di quando non lo sia l’insetto che ti sfiora nel buio … (Alessandro Parronchi)

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