Prezzo: disponibile a richiesta
Autore: Porta, Antonio
Titolo: Calendario
Editore: Schwarz
Data: 1956

Porta, Antonio (Paolazzi, Leo): Calendario, Milano, Schwarz editore, 1956, 22 x 16 cm. Brossura editoriale con alette; pp. 37, (3). Opera prima. Esemplare allo stato di nuovo. Edizione originale.

La formazione cattolica fu considerata dai compagni di percorso del suo debutto poetico una caratteristica pregnante della sua scrittura: «cattolico indocile» lo definì Alfredo Giuliani nell’Introduzione all’antologia I Novissimi, riferendosi alla molla che faceva scattare nelle sue poesie un «sistema di fatti sincopati, brutali». La molla consisteva nello «sgomento metafisico», nella «duplicità manzoniana – scriveva – di questo cattolico indocile, di questo borghese improprio che invece che allontanare la vista dal male lo scruta e s’accorge che non riuscirà mai a spiegarlo senza residui». E ancora Edoardo Sanguineti, in un saggio del 1964, Il trattamento del materiale verbale nei testi della nuova avanguardia scrisse, riferendosi al ciclo di poesie Rapporti umani: «il tema portiano (…) si declina, in primo luogo (…), sul versante fisiologico, insistendo sopra orrori anatomici di varia portata. In questo cattolico contemporaneo (…) il trionfo della morte (…) non è una nozione intellettuale, un’occasione etico-meditativa, ma è un dato bruto, rovesciato totalmente nel sensibile, articolato nell’immaginazione, depauperato di ogni sfondo ulteriore». Il tema «portiano», scrisse Sanguineti: Leo Paolazzi aveva infatti abbandonato dal 1960 il nome anagrafico, scegliendo quello pseudonimo lombardo quasi per troncare le radici vicentine e il rapporto vincolante con la famiglia d’origine. ‘Antonio’ – confessò poi più volte – era stato scelto in quanto nome lombardo; ‘Porta’ in omaggio al grande poeta dialettale milanese Carlo Porta, e al suo modo espressionista di raccontare il reale. Con lo pseudonimo Antonio Porta firmò nel 1960 la plaquette La palpebra rovesciata, uscita per i Quaderni di Azimuth con copertina di Carlo Ramous. Aveva siglato invece come Leo Paolazzi il volumetto d’esordio, Calendario, escluso poi dalla silloge approntata con il titolo Quanto ho da dirvi. Poesie 1958-1975.

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