Prezzo: disponibile a richiesta
Autore: Rubino, Antonio
Titolo: Versi e disegni
Editore: Milano
Data: 1911

Rubino, Antonio: Versi e disegni, Milano, S.E.L.G.A, 1911, 26 x 20 cm. Brossura editoriale; pp. 221, (3). 500 esemplari numerati. Qualche raro e trascurabile segno d’uso alla copertina, ma esemplare in ottimo stato di conservazione, raro in queste condizioni. Contenuto in astuccio in cartone con scatola. Edizione originale.

Uno dei più squisiti figurati del Novecento italiano, in cui le poesie per bimbi di Rubino si fondono mirabilmente con il corredo illustrativo. Il volume è considerato il primo libro d’artista italiano per l’infanzia. Siamo nel soprannaturale e nell’innaturale – nell’esotico, nell’incubo, nel delirio, nel chimerico: sotto terra con gli gnomi, nell’aria con le fate, nella tenebra coi fantasmi (Ettore Janni in “Corriere della Sera”, 15 luglio 1911). La più suggestiva summa della sua poetica (Fanelli – Godoli, II, p. 160). Come Peter Pan, Rubino guarda la realtà con l’impartecipe perfidia dell’occhio infantile. Questo sembra essere il debito maggiore che egli ha contratto con l’art nouveau: la possibilità di celare, sotto la quieta e coloratissima bonomia dei suoi pupazzi, un fondo di sottile cattiveria, un insinuante riflesso di quel sedimento favolistico, fatto di streghe buttate nel forno, di vecchi e deformi, derisi e umiliati, che sempre accompagna letterariamente l’infanzia. Sotto la coltre raffinata di un Eros trionfante, anche Beardsley velava il sospetto di un Thanatos incombente, al quale poi, cosi’ precocemente, si arrese. Rubino invece nasconde, nei meandri di un variopinto giardino, le tracce di un mondo opposto; quasi il divertimento iconografico di un vitalismo infantile, freddamente deciso ad autoproclamarsi padrone del mondo, scacciandone le forme vecchie, le immagini della decadenza (Faeti, Guardare le figure, pag. 217). Pallottino, Storia dell’illustrazione italiana, p. 226: I versi erano stati composti tra il 1899 e il 1902, i disegni rappresentavano l’esuberante ed ironica esposizione del più macabro ed allucinato repertorio decorativo simbolista, mentre la ‘mente’ era quella del pittore, scrittore e illustratore autodidatta.

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