Prezzo: disponibile a richiesta
Autore: Saba, Umberto
Titolo: Preludio e fughe
Editore: Solaria
Data: 1928

Saba, Umberto: Preludio e fughe, Firenze, Solaria, 1928, 20,5 x 14,5 cm. Legatura non originale in cartone coevo decorato con motivi rossi a spirale; tassello in pelle rossa al dorso con titoli in oro. Conservate all’interno della legatura le copertine originali del volume; pp. 98, (6) di cui 2 di catalogo editoriale. Esemplare facente parte della tiratura numerata di 740 copie. Dedica autografa firmata di Umberto Saba a Piero Jahier. Copia in eccellente stato di conservazione. Edizione originale.

Composti negli anni 1928-29, Preludio e fughe si presentano come un’opera che pur articolandosi in vari componimenti – un preludio, dodici fughe a due voci (tranne la sesta a tre) e due congedi – è dominata da una solida unità tematica. Chiarisce lo stesso autore: «Le Fughe sono voci che si parlano fra di loro, si inseguono per dirsi cose ora contrastanti ed ora concordanti. Ma i loro contrasti – come la vita colle sue lotte, a chi potesse guardarla da sufficiente altezza, apparirebbe univoca – sono solo apparenti. Le voci sono, in realtà, la voce di Saba; l’espressione – diventata poesia – del sì e del no che egli disse alla vita, alla “calda vita”, amata ed odiata al tempo stesso e dalla stessa persona. Una voce lieta ed una malinconica, una, di fronte alla vita, “ottimista” e l’altra “pessimista”, si scambiano, per così dire, le parti; penetrano una nell’altra». Deriva alla raccolta, da questa originale struttura, una complessa architettura musicale (il richiamo a Bach, è ovvio, ed è lo stesso Saba a suggerirlo): all’inizio di ogni componimento le due voci enunciano le rispettive posizioni, quasi contrastanti temi musicali; subito dopo, il componimento si snoda in una specie di contrappunto che riprende e sviluppa il contrasto iniziale e all’interno della stessa lirica e da una lirica all’altra lo avvia a soluzione, verso il superamento, «sì che le collisioni interne e quelle tra il poeta e la realtà vengano superate in una serena catarsi»

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