Pasolini, Pier Paolo: Officina. Rivista bimestrale di poesia. La prima serie, dal numero 1 del maggio 1955 al numero 12 dell’aprile 1958; la seconda serie formata da due soli numeri, il primo dei quali riporta la data marzo/aprile 1959, mentre il secondo senza firma di redattori esce nel bimestre immediatamente successivo. Redazione: Leonetti Francesco, Pasolini Pier Paolo, Roversi Roberto. I fascicoli della prima serie furono stampati a Bologna a cura della Libreria Palmaverde. TUTTO IL PUBBLICATO a fascicoli sciolti, 14, in brossura originale; il fascicolo 12 ha un’ammaccatura al dorso in prossimità della lettera “o” della parola “Officina” e una lievissima gora marginale alla copertina e alla prima carta; il fascicolo 1 della seconda serie ha la copertina anteriore sbiadita.
Vi collaborarono, con scritti originali, oltre agli stessi redattori: Fortini, Gadda (Il libro delle Furie), Calvino (I giovani del Po), Penna, Ungaretti, Bertolucci, Luzi, Caproni, Arbasino, Sanguineti, Pagliarani, Sereni, Volponi, Rondi, Ferretti e altri. La rivista fu tirata in un numero assai esiguo di copie, poche centinaia, autofinanziate e autoprodotte, non solo per ragioni economiche, ma anche per reali difficoltà pratiche dovute alla stampa della stessa. Il tipografo infatti minacciò sovente di abbandonare l’impresa causa i numerosi ritardi e i notevoli problemi provocati dal tipo di carta utilizzato per le copertine (cartoncino robusto, tipo scatola di scarpe), troppo pesante ed impegnativo per affrontare ampie tirature. La distribuzione fu assai problematica: il bilancio dei primi sette mesi di vita è disastroso: vendite nulle, rese quasi totali; si decide la riduzione del numero delle pagine e della tiratura, mentre Pasolini propone un inserto di pubblicità a pagamento. Il primo numero della nuova serie di Officina esce alla fine di febbraio con la sigla dell’editore Bompiani e la segreteria di redazione affidata a Fabio Mauri. Bompiani ha anche in programma di realizzare, su proposta di Pasolini, una serie di volumetti di Officina. Tuttavia gli epigrammi pasoliniani di Umiliato e offeso, destinati al primo numero della seconda serie e in particolare quello A un papa, hanno sollevato qualche perplessità di ordine giuridico, ma il legale dell’editore rassicura Mauri. Alla fine di maggio invece scoppia un grave scandalo. L’editore Bompiani ritenuto responsabile della pubblicazione è ammonito dalla gerarchia ecclesiastica soprattutto per l’epigramma contro Pio XII, mentre i nobili papalini, che stavano discutendo il suo ingresso all’esclusivo Circolo della caccia, oppongono ora un netto rifiuto. Bompiani decide dunque di sequestrare e mandare al macero le copie tirate, e interrompe la breve esperienza con il gruppo bolognese. Si salvarono di detto numero solo le copie pervenute agli abbonati che l’editore non riuscì ad ottenere e quindi a distruggere. La rivista Officina, che rappresenta un piccolo ma decisivo atto di eroismo nel mondo del rotocalco, si propone di inaugurare una revisione del mondo letterario italiano impostando una polemica anti-noerealistica e allo stesso tempo anti-novecentesca e cercando di compiere un tentativo sia pure incompleto e in fieri di un superamento.
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