Prezzo: euro 180
Autore: Thaon di Revel
Titolo: Bollettino
Editore: Milano
Data: 1918

Thaon di Revel, Paolo: Thaon di Revel. Bollettino della Vittoria Navale comando in capo delle forze navali mobilitate, Milano, Incisioni “Società Italiana di Fototipia”, 1918, 26,5 x 31 cm. Custodia in tela con illustrazione impressa al piatto anteriore in grigio e titoli in rosso; al piatto posteriore il motto “Propaganda – Cultura – Beneficienza”; all’interno della custodia, sul retro della copertina anteriore vi è un testo di Paolo Thaon di Revel; sull’altro lato una custodia con il sigillo in ceralacca ancora intatto contiene un disco 78 giri con inciso il testo “Bollettino della Vittoria Navale”. A cura di Rodolfo De Angelis. Serie Discoteca “La parole dei grandi”. In eccellente stato di conservazione. Raro. Edizione originale.

Paolo Camillo Margherita Giuseppe Maria Thaon di Revel, noto semplicemente come Paolo Thaon di Revel, duca del Mare (Torino, 10 giugno 1859 – Roma, 24 marzo 1948), è stato un ammiraglio, politico e nobile italiano. In tre circostanze gli fu conferita la croce di guerra al valore militare. Aiutante di campo di re Vittorio Emanuele III di Savoia, insignito del Collare dell’Annunziata, riceve il titolo di Duca del Mare e l’altissimo grado di Grande ammiraglio, unico nella storia della Marina italiana. Fu senatore del Regno, Ministro della Marina e presidente del Senato nel 1943-1944. Con l’entrata dell’Italia nella Prima guerra mondiale (24 maggio 1915), Thaon si trovò in contrasto con il comandante in capo dell’Armata, il viceammiraglio Luigi di Savoia, duca degli Abruzzi, fautore (spalleggiato dagli ammiragli Cagni e Millo) di una strategia che non condivideva; il Duca degli Abruzzi desiderava affrontare la squadra navale in mare aperto e vendicare la sconfitta di Lissa mentre Thaon ritenne che le operazioni navali del futuro portassero meno all’occasione della grande battaglia navale, in favore di nuovi mezzi insidiosi come siluranti, sommergibili, mine e aeroplani. Nelle prime azioni austriache vengono colati a picco due incrociatori da sommergibili tedeschi e a causa di problemi connessi alla instabilità degli esplosivi per i cannoni, nel porto di Brindisi, esplode la corazzata Benedetto Brin e a Taranto la nuova corazzata Leonardo da Vinci. Il principe rimase al comando della flotta e Thaon si dimise dall’incarico di Capo di Stato Maggiore, il 1º ottobre 1915. Presentandosi a Vittorio Emanuele III disse: «Maestà devo combattere e guardarmi dagli austriaci, dagli Alleati e dagli ammiragli italiani. Le assicuro che i primi mi danno meno da fare degli altri due». Ottenendo la nomina di comandante in capo del Dipartimento militare marittimo di Venezia, sostenne il potenziamento dell’aviazione navale, l’impiego dei treni armati, la creazione dei moderni fanti di marina e dei MAS alla quale riformula la destinazione tattica; non solo arma difensiva protetta dai canali della laguna, ma arma offensiva, capace di colpire il nemico all’interno delle sue basi. La strategia operativa portò all’affondamento della corazzata austriaca Wien nel porto di Trieste, della SMS Szent István a Premuda (celebrata come l’impresa di Premuda) e della nave ammiraglia dell’impero austro-ungarico, la SMS Viribus Unitis a Pola. Dopo la rotta di Caporetto, sostenne il mantenimento della linea del Piave e della laguna di Venezia. Sul finire della guerra condusse il bombardamento di Durazzo e organizzò la rapida occupazione delle isole e delle coste dell’Istria e della Dalmazia; «senza il blocco navale voluto dal Thaon e assicurato dalle Regie Navi e dai loro equipaggi tra il 1915 e il 1918, la guerra sull’Isonzo, sulle Alpi e sul Piave non solo non sarebbe stata vinta, ma avrebbe comportato, assieme alla rovina dell’Italia, anche quella della Francia e dell’Inghilterra». Sempre dentro l’Arsenale di Venezia furono realizzate le protezioni per la salvaguardia del patrimonio artistico e architettonico veneziano. Fu proprio l’Ammiraglio a pianificare e a porre in opera una serie di intelligenti iniziative tese a tutelare le opere, i monumenti, i palazzi della città. Sapeva, come emerge dalla sua lunga corrispondenza con Gabriele D’Annunzio, protratta fino alla morte del poeta, che «la guerra è cultura perché l’anima di un popolo e dei singoli è cultura». In seguito all’armistizio di Villa Giusti, il Thaon annunciò il bollettino della Vittoria Navale, composto da D’Annunzio.

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