Prezzo: euro 100
Autore: Carnacina, Luigi
Titolo: La buona vera cucina italiana
Editore: Rizzoli
Data: 1966

Carnacina, Luigi – Veronelli, Luigi: La buona vera cucina italiana, Milano Rizzoli, 1966, 22,5 x 17 cm. Tela editoriale con sovracoperta (sovracoperta stropicciata ai margini con qualche menda agli angoli; uno strappo con piccole mancanze alla parta bassa del dorso); pp. 538, (8) con illustrazioni a colori a piena pagina fuori testo. Dedica autografa firmata e datata (1967) di Carnacina: Al maître e amico Alfio Agostini dedico queste ricette con l’augurio che si perfezioni sempre più nella difficile arte della “buona tavola”… Qualche lieve segno d’uso al taglio del volume, ma esemplare integro e ben conservato. Edizione originale.

A soli dodici anni Carnacina viene assunto nell’osteria romana del padrino. Due anni dopo, spinto da un’autentica vocazione, lascia l’Italia iniziando una rapida ascesa. Lavora al Ciro’s di Monte Carlo dove ha modo di conoscere il maestro francese Auguste Escoffier, che nel 1920, dopo averlo fatto lavorare con lui all’Hotel Savoy di Londra, lo assume come direttore nel suo Restaurant de l’Ocean di Ostenda, in Belgio. Successivamente Carnacina diviene maître d’hotel in diversi alberghi di gran classe. Si ritira da questa attività nel 1956, iniziando a scrivere libri sulle sue esperienze nel campo della gastronomia. Le opere che raccolgono i frutti maggiori della sua lunga esperienza sono La grande cucina, ponderoso manuale di gastronomia europea pubblicato nel 1960 a Milano da Garzanti, e una versione più semplice e più agile realizzata l’anno dopo in collaborazione con Luigi Veronelli e intitolata Il Carnacina. Scrive di lui Luigi Veronelli: (…) Luigi Carnacina. Fosse nato in Francia, avrebbe – proprio come Auguste Escoffier – monumenti, vie e piazze dedicati. Da noi… da noi, una folla di gastronomi auto-elettisi lo ignora. Quanto meno finge di ignorarlo (ogni volta che debbono scrivere o raccontare una ricetta – di cucina, dico – lo copiano, senza ricordare l’obbligo civile e morale, della citazione del reale autore). Giggetto – così lo chiamavano gli amici (pochi nella realtà, una marea, quando stargli vicino serviva ad essere conosciuti) – è stato, e di gran lunga, senza possibilità alcuna di paragone, il gastronomo per eccellenza del XX secolo. Proprio come lo era stato, nel secolo precedente, Auguste Escoffier, con cui Giggetto – nel primo quarto del nostro secolo – ebbe non breve collaborazione e lunghissima amicizia

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