Bertini, Gianni: Bertini, a cura di Pierre Restany, Paris, LeMusée de Poche, 1961, 18 x 14 cm. Brossura editoriale; pp. 72 con numerose illustrazioni a colori e in bianco e nero di opere di Bertini. Edizione originale. Al libro è allegata una significativa lettera dattiloscritta firmata indirizzata da Bertini al professore Michelangelo Masciotta di Firenze in data 23 luglio 1963. La lettera ha il titolo: Lettera al Signor Calvesi che, non qualificato, si è incaricato di organizzare una mostra sull’informale al premio Modigliani: una pagina (33 x 22 cm.) con busta conservata.
(…) E’ per purissimo caso che, giungendo in Italia, mi è capitato tra le mani uno dei tanti cataloghi di uno dei tanti premi di pittura (…) Se riprendo solo oggi un tema di ormai scaduta attualità, è perché gli organizzatori di tale mostra – forse saggiamente sperando – si sono ben preoccupati di tenermi all’oscuro del detto catalogo, in cui un certo signor Calvesi s’incarica di fare il punto sulla pittura informale in Italia. Il piacere sarebbe tutto suo, se non mi trovassi incluso, ALLA MIA INSAPUTA, tra una mezza centuria di anonimi – qualcuno escluso – ed un mio quadro non fosse stato riprodotto SENZA MIA AUTORIZZAZIONE. Non è che io non fossi stato avvertito di questa iniziativa (…) Non mi interessava e non detti alcun seguito a tale invito. (…) Forse il Signor Calvesi è critico d’arte ed a questo titolo si ritiene investito di un’immunità speciale. Gli dirò – e questo serva anche ad altri critici, storici, organizzatori, mesta carte e pesta fumi – che non ho l’abitudine di farmi eleggere nelle schiera dei beati ma che sono invece io a scegliere le persone con le quali desidero collaborare. Ora, col Signor Calvesi non ne ho alcun desiderio (…) In secondo luogo perché il Signor Calvesi è forse critico, ma certo improvvisato e ad ogni buon conto un cattivo testimone. Lo prova quello studio di una trentina di pagine che vorrebbero informarci su fatti avvenuti tra il 1950 e il 1957 e che sono piene di incongruenze. E non mi sbaglio, dato che quelle cose le ho vissute e non me le son fatte raccontare. Non mi è possibile quindi di farmi complice di questa confusa iniziativa che porta tra l’altro un enorme pregiudizio ad una causa che mi stette a cuore (…) Dapprima per dare un impulso ad un lirismo che allora non esisteva, e di poi per oppormi ad un rapido dilagare che si trasformò in scadente accademismo (…)
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