Prezzo: euro 200
Autore: Orelli, Giorgio
Titolo: Nel cerchio familiare
Editore: Milano
Data: 1960

Orelli, Giorgio: Nel cerchio familiare, Milano, Scheiwiller, 1960, 12 x 9 cm. Brossura editoriale con alette; pp. 25, (3). Collana “Lunario”. Dedica autografa firmata e datata (1960) di Giorgio Orelli al poeta Gian Piero Bona: A Gian Piero Bona, ringraziandolo del Flauto pellegrino, con viva simpatia500 esemplari numerati. Qualche puntino di ruggine alle prime 4 carte. Edizione originale.

Incoraggiato nel suo precoce esordio da Gianfranco Contini, che lo ebbe tra i suoi studenti a Friburgo durante gli anni della guerra, e incluso con Vittorio Sereni, Luciano Erba e altri nella anceschiana “linea lombarda”, Giorgio Orelli fu assai per tempo considerato tra i poeti più dotati della cosiddetta “quarta generazione”. È però tra gli anni Sessanta e Settanta che quella di Orelli si è imposta come una delle voci più discrete e tuttavia imprescindibili della poesia in lingua italiana del secondo Novecento. Benché attivo anche come narratore, come critico letterario di grande acume e come magistrale traduttore di poesia, specialmente del Goethe lirico, Orelli andrà ricordato soprattutto come l’autore di fondamentali raccolte di versi. Giorgio Orelli amava ripetere che “i libri si fanno con la vita”, e con sovrana indifferenza non ha mai voluto assecondare le leggi del mercato editoriale, che richiedono una costante presenza sulla scena; ha invece lasciato che i suoi lettori aspettassero anche più di un decennio l’uscita del suo libro successivo e non ha mai fatto pressioni perché le sue raccolte fuori commercio venissero ristampate. Ma la poesia è sempre stata il suo pensiero dominante. Per capire quanto sia stata decisiva per Giorgio Orelli la frequentazione quotidiana, quasi “tattile”, della lingua poetica dei grandi autori del passato, non si può fare a meno di richiamare alla mente una categoria che lui stesso vedeva rinnovarsi costantemente nei bambini: la meraviglia. Nell’arco di novant’anni ha saputo tenere viva quella curiosità, tipica dell’infanzia, che all’espressione entusiastica dello stupore fa seguire sempre una domanda sui meccanismi segreti della realtà sensibile.

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